Tenuta in ostaggio con un coltello subito dopo il parto, a processo il marito

Disposto il giudizio immediato nei riguardi del 36enne che lo scorso 31 agosto seminò il panico nell’ospedale di Tricase. Risponderà di sequestro di persona, violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale

TRICASE - Aveva appena partorito, quando il marito entrò nella sua stanza, nell’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase, e le puntò alla gola un coltello, tenendola immobilizzata con il braccio. Rimase sua prigioniera fino all’arrivo dei carabinieri che riuscirono ad ammanettare l’uomo per sequestro di persona, violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. Sono proprio questi i reati sui quali verterà il processo che si aprirà il 4 febbraio dinanzi al giudice  prima sezione penale Maddalena Torelli, nei riguardi di un professionista 36enne di origini marocchine. E’ quanto disposto nel decreto di giudizio immediato firmato dal gip Simona Panzera, lo stesso giudice dinanzi al quale l’uomo si era scusato dopo l’arresto, spiegando di aver seminato il panico perché era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e che non aveva alcuna intenzione di fare del male alla consorte.

L’episodio risale alla mattina dello scorso 31 agosto: i militari della compagnia locale, guidati dal comandante Alessandro Riglietti, giunsero sul posto intorno alle 9.45, e dopo aver convinto il 36enne a consegnare l’arma e a lasciare libera la donna, riuscirono a bloccarlo, approfittando di un momento di distrazione.

Così in considerazione dell’evidenza della prova, il giudice ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero Alberto Santacatterina, di saltare il passaggio dell’udienza preliminare e di fissare direttamente il processo nel quale il 36enne sarà difeso dall’avvocato Carlo Caracuta.

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