Terme Santa Cesarea: il sostegno della Regione a società e lavoratori

Un'amministrazione "poco oculata" della società, 5 anni di perdite e il rischio fallimento. Questa l'accusa dell'ente di Palazzo dei Celestini cui replica il socio maggioritario, la Regione: "Piano d'investimento per il rilancio"

LECCE – Dopo le accuse sulla gestione “fallimentare” della società Terme di Santa Cesarea spa, rivolte questa mattina nel corso di una conferenza stampa indetta dagli amministratori della Provincia di Lecce, insieme al sindaco del Comune interessato, Daniele Cretì, al socio di maggioranza (la Regione Puglia), arriva l’immediata replica dell’ente barese.

“Sembra appena il caso di evidenziare che luogo deputato alla definizione degli indirizzi che attengono la gestione della società è l’assemblea dei soci e che la Regione, azionista di maggioranza, nonostante l’atteggiamento antisociale assunto dai soci Comune di Santa Cesarea e Provincia di Lecce, ha tentato più volte sia in sede assembleare che attraverso appositi incontri fra soci, di condividere le scelte che attengono il futuro della società, senza aver alcun apporto costruttivo se non a mezzo di attacchi strumentali rivolti nei confronti della società e dell’organo di amministrazione”, spiega l’assessore al Bilancio, Michele Pelillo. 

“L’atteggiamento antisociale dell’amministrazione comunale e provinciale,si è sostanziato attraverso azioni strumentali e dilatorie della regolare attività della società (impugnativa del rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle acque termali, illegittima voltura dell’affidamento in concessione dello stabilimento balneare Archi, mancata designazione dei componenti dell’organo amministrativo, azione di responsabilità nei confronti degli organi sociali, e queste solo per citarne alcune) che hanno contribuito a creare una situazione di difficoltà con l’unico obiettivo di determinare lo stallo, in danno non solo della società e dei i soci, bensì per tutto il territorio che ne beneficia”, prosegue la nota regionale.

“Il comportamento antisociale, che trova origine nella vessata questio del nuovo complesso termale, di proprietà del Comune, mai entrato in funzione a causa del mancato completamento, ed anche in ragione delle note vicende di giustizia, mette in evidenza una situazione di conflitto d’interesse del comune medesimo, con riflessi di possibile danno erariale nei confronti dei soci pubblici e del patrimonio che questi sono chiamati a valorizzare”.

“Per quanto attiene i risultati gestionali della società si rende opportuno evidenziare che questi riflettono il generale andamento del settore, e che in modo specifico risultano essere meno penalizzati di quanto invece rappresentato da altre società che operano sul mercato termale. – aggiunge lui - A riguardo è da evidenziare come il piano d’investimenti e di ammodernamento posto in essere dall’organo di amministrazione della società, ha inteso salvaguardare i livelli occupazionali, e almeno in parte arginare la flessione della domanda, meglio predisponendo la struttura per il rilancio delle attività nella fase di ripresa dell’economia”.

“La Regione Puglia, che negli ultimi anni è rimasta sola a sostenere la definizione del progetto di
sviluppo per il rilancio del complesso termale e dell’economia di filiera del territorio- tenuto conto
dell’obbligo di dismissione cui è sottoposto per legge nazionale il comune di S. Cesarea entro il
30 settembre 2013 - se per un verso auspica un cambiamento sostanziale nell’atteggiamento delle due
amministrazioni pubbliche innanzi citate, che comunque rivestono la qualità di socio, per l’altro
esprime sostegno alla società ed ai lavoratori, - conclude l’assessore - ed assicura la disponibilità al dialogo anche in vista della ricerca di un nuovo partner istituzionale, in grado di apportare know how specifico e quindi maggiori risorse per il futuro della società e del territorio di riferimento.”

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