Terzapagina. Il dramma delle "foibe" impresso nel ricordo dei salentini

Si commemora in questa occasione la tragedia degli italiani e di tutte le vittime dell'esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati: una vicenda, per anni taciuta, riportata all'attenzione da una legge nel 2004

LECCE - Un giorno, nel segno del ricordo, dopo anni di colpevole silenzio: il 10 febbraio, l'Italia commemora la tragedia dei connazionali e di tutte le vittime delle cosiddette Foibe e dell'esodo dalle proprie terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati. La giornata è stata istituita con una legge del 2004, e vuole rendere omaggio in termini di memoria ad un capitolo controverso della storia, relativo allo sterminio condotto senza distinzioni politiche, razziali ed economiche, seguendo le direttive del leader Tito, che ordinava di eliminare i fautori del nazionalismo.

In quella fase, venne arrestata gente di qualsiasi credo politico: fascisti e partigiani, cattolici ed ebrei, uomini, donne, vecchi e bambini, carabinieri, militari e civili, secondo un disegno che prevedeva l'epurazione attraverso torture, fucilazioni e infoibamenti di individui per motivi prevalentemente etnici. Le "foibe" sono gli inghiottitoi carsici dove vennero gettati i corpi delle vittime (circa 11mila accertate) di questa dolorosa vicenda.

Furono circa 350mila gli italiani d'Istria, di Fiume e Dalmazia, costretti a scappare ed abbandonare la propria terra, le case, il lavoro e gli affetti incalzati dalle bande armate jugoslave. Ancora oggi, non esistono cifre ufficiali relative ai deportati, agli italiani uccisi durante la prigionia, con una storiografia spesso taciturna sui fatti.

Nella ricostruzione storica di questa "omissione" sono state rintracciate tre ragioni: il "silenzio internazionale", provocato dai contrasti tra Tito e Stalin culminati nella rottura del 1948, che spinse l'Occidente in funzione antisovietica a stringere rapporti meno tesi con la Jugoslavia; politicamente, il Pci non ebbe interesse a rendere evidenti le proprie contraddizioni nella vicenda, ma anche in relazione ad uno spirito di subordinazione verso gli atteggiamenti dei paesi comunisti esteri; c'è poi la colpa dello Stato italiano, che tentava di archiviare la pagina della dolorosa sconfitta nel secondo conflitto mondiale e che doveva fare i conti con i propri militari che, in guerra, avevano commesso reati poi non perseguiti in Jugoslavia.

A parte, qualche raro caso e una parte della destra italiana (che ha, però, spesso utilizzato la questione per mera strumentalizzazione anticomunista), gli avvenimenti rimasero a lungo nel dimenticatoio. In quest'ultimo decennio, fortunatamente qualcosa è cambiato.

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