Testamento falso, arriva la condanna a due anni per un notaio di Carmiano

La sentenza è stata emessa dalla Corte d’Appello nei riguardi di Sergio Gloria, finito anche nelle carte dell’inchiesta che, lo scorso dicembre, ha scosso Asl e giustizia salentine

LECCE - E’ stato condannato a due anni di reclusione, col beneficio della pena sospesa, il notaio Sergio Gloria, 73 anni, di Carmiano, accusato di aver rogitato un testamento e un atto di donazione falsi che riguardavano un uomo gravemente malato (nel frattempo deceduto).

La sentenza, emessa nei giorni scorsi dalla Corte d’Appello di Lecce, ha riconosciuto inoltre il risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede a una delle eredi, che si era costituita parte civile al processo con l’avvocato Davide Pastore.

Sui documenti, compilati il 31 marzo del 2006, nero su bianco erano contenute le volontà di un uomo che, di fatto, secondo l’accusa (confortata dalle consulenze di parte), non avrebbe potuto esprimerle essendo affetto da demenza senile.

Per questo, in seguito alla denuncia di una familiare, il professionista (difeso dall’avvocato Gianluca Retucci) finì sul registro degli indagati per falsità ideologica e falsità materiale commesse dal pubblico ufficiale. Il processo di primo grado si era concluso con una sentenza di assoluzione per intervenuta prescrizione, ma la Procura e la difesa della parte civile hanno ottenuto il riconoscimento dell’aggravante da parte della Corte d’Appello, con l’effetto di allungare i tempi circa “la validità” del reato, e di far avviare un nuovo processo. Processo che, come detto, si è concluso con la condanna dell’imputato.

Il nome di Gloria è nelle carte dell’inchiesta sul presunto sistema di favori tra il pubblico ministero Emilio Arnesano ed esponenti di rilievo dell’Asl e alcuni avvocati del Foro di Lecce.

Era indagato per falsità ideologica e falsità materiale, relativa all’atto di compravendita di una barca (stipulato il 14 luglio 2014) che Carlo Siciliano, il direttore del dipartimento di medicina del lavoro e di igiene ambientale della Asl di Lecce, avrebbe venduto a un prezzo inferiore a quello reale. Nell’atto sarebbe stato indicato il prezzo di 950 euro, mentre la somma realmente consegnata dal magistrato, in quella stessa circostanza, in contanti avrebbe raggiunto i 28mila euro.

In sede di Riesame, però, i difensori del magistrato (gli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia), avevano dimostrato che non si trattava di un atto pubblico di compravendita, ma di scrittura privata autenticata, non più previsto dalla legge come reato. La posizione del notaio è stata poi stralciata dalla Procura di Potenza che ha coordinato l’inchiesta e ha ottenuto dal gip il processo per altri otto indagati.

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