Lido Canne, colpo di scena: il Tar riapre la partita con due decreti presidenziali

Presi in considerazione gli ulteriori motivi di ricorso. Così, l'attività di Torre Lapillo potrà andare avanti fino al 18 settembre

LECCE – Parola fine sulla vicenda? Così si era detto e così, sicuramente, sperava l’amministrazione di Porto Cesareo, nel suo interminabile braccio di ferro con il Lido Canne di Torre Lapillo, una vicenda che va avanti da luglio. Ma la verità è che, subito dopo il pronunciamento della terza sezione del Tar di Lecce, che di fatto ha ritenuto legittime le ordinanze di chiusura disposte dagli uffici comunali cesarini, sono arrivati due decreti del presidente Antonio Pasca che bloccano tutto. Entrambi  portano la data di oggi e, di fatto, consentono al titolare dello stabilimento balneare e al bar di proseguire nelle attività. Almeno fino al 18 settembre.

E’ stata disposta, infatti, un’ulteriore sospensione cautelare dei provvedimenti contestati, con i quali il Comune aveva disposto proprio nella parte centrale della stagione estive, la chiusura coatta del bar, in esercizio da più di 25 anni, e la sospensione della concessione demaniale per la posa di ombrelloni. La nuova misura cautelare, di fatto, giunge a margine dell’ordinanza dello stesso TAR con la quale si era rilevata la questione della mancata sospensione del provvedimento di revoca dell'autorizzazione commerciale per l'attività di bar.

I due provvedimenti sono stati adottati dopo un’istanza d’urgenza presentata al Tribunale regionale amministrativo dagli avvocati Antonio Scalcione e Laura Mogavero. E pensare che i titolari dello stabilimento avevano già iniziato la rimozione delle strutture.

Il Tar, in sostanza, ha preso in considerazione sia la richiesta cautelare formulata nel giudizio riguardante la revoca dell'autorizzazione commerciale, sia gli ulteriori motivi di ricorso proposti dal titolare il 29 agosto, per evidenziare la presunta illegittimità dei provvedimenti adottati, in particolare quella sulla concessione demaniale marittima.

Questi ulteriori motivi, che il Tar non ha potuto prendere in considerazione all'udienza dello scorso 3 settembre per motivi di carattere processuale, evidenzierebbero nuovi profili di illegittimità dei provvedimenti adottati. Insomma, tutto rimandato all’udienza in Camera di consiglio del 18 settembre prossimo.

Resta sempre in corso anche la vicenda di carattere penale, derivante dalle denunce delle forze dell’ordine, che hanno contestato sia l’invasione del demanio marittimo con attrezzature, sia, in un caso, la violazione di sigilli. Su questo fronte, il titolare dell'attività è difeso dagli avvocati Antonio Scalcione e Cosimo D'Agostino.

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