Case popolari in cambio di voti, Antonio Torricelli resta ai domiciliari

Il giudice Gallo ha respinto l’istanza di revoca della misura avanzata dal politico leccese: “Capace di influenzare l’attività di altri soggetti dell’amministrazione, anche non impegnati nell'Ufficio Casa"

Antonio Torricelli, in consiglio comunale dal 1975 al 2017.

LECCE - Dopo la conferma dei domiciliari per l’ex assessore e consigliere comunale Attilio Monosi, oggi è arrivata la stessa conferma anche per Antonio Torricelli, volto storico del Pd salentino, anche lui travolto dall’inchiesta sulle case popolari assegnate in cambio di voti.

Nelle scorse ore, il gip (giudice per le indagini preliminari) Giovanni Gallo ha rigettato la richiesta avanzata dall’indagato (attraverso l’avvocato Luigi Covella) di revoca della misura cautelare, disposta con la corposa ordinanza eseguita a settembre, nella quale gli viene mossa l’accusa di essere stato tra i principali artefici del sistema di gestione illecita degli alloggi comunali a Lecce. L’istanza verteva sull’assenza delle esigenze cautelari, in considerazione del distacco di Torricelli dalla politica, ma anche sull’età avanzata e sulle condizioni di salute.

Ma le valutazioni del giudice non sono cambiate. Riguardo ai gravi indizi di colpevolezza, non sarebbe emerso alcun elemento nuovo. Anzi. L’interrogatorio di garanzia avrebbe rafforzato il quadro accusatorio. In merito alle esigenze cautelari, il gip si è così espresso: “Torricelli è una persona con molti legami, dentro e fuori l’ente pubblico e capace di influenzare anche l’attività di altri soggetti dell’amministrazione, anche non impegnati nell’Ufficio Casa del Comune di Lecce”.

Si tratta delle stesse considerazioni messe nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare e nel provvedimento con il quale, ad ottobre, era stata rigettata (dallo stesso gip) la prima richiesta di revoca dei domiciliari, e che sono perfettamente allineate alle motivazioni espresse, lo scorso 6 novembre, dal Tribunale del Riesame: “Torricelli è stato in consiglio comunale a Lecce sin dal 1975 e, nel tempo, ha intessuto una rete di rapporti così consolidati che è riuscito ad imporre la sua volontà a funzionari che appartenevano ad un altro ufficio rispetto al quale non aveva alcuna competenza ad indurli a porre in essere atti illegittimi. Le condotte poste in essere dal Torricelli prescindono, pertanto, dalla sua qualifica soggettiva rivestita nell’ambito del Comune. L’indagato ha costruito, nei molti anni in cui è stato consigliere nel Comune di Lecce, una rete di complicità tale che impiegati e funzionari non osano negargli “favori” pur di compiacerlo”.

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Quanto alle condizioni di salute,  secondo il giudice Gallo, non sembrano essere gravi e comunque tali da essere incompatibili con il regime degli arresti domiciliari.

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