Tragedia: sgozza il figlio di 2 anni e tenta suicidio

Il fatto è avvenuto a Torre San Giovanni. Ricoverato il padre 25enne. Ha telefonato alla moglie, annunciando il folle gesto. I primi ad arrivare, i sanitari del 118. L'omicidio con un taglierino

Foto di Alessia Greco.
UGENTO - Negli ultimi tempi i rapporti fra Gianpiero Mele ed Angelica Bolognese si erano logorati. Venticinque anni lui, originario di Taurisano, 23 lei, di Lequile. Dopo tre anni, pare che la loro unione fosse ormai arrivata al capolinea. Forse nel tentativo di spingere i due a riconciliarsi, i genitori di Angelica si erano offerti di tenere con loro il piccolo Stefano, di soli due anni. Ma questa mattina alla loro porta ha bussato Giampiero, chiedendo di voler trascorrere qualche ora con lui. A quel punto si è diretto nella casa al mare dei suoi genitori, che si trova in via Monte Volture a Torre San Giovanni. Qualche ora dopo, quella casa sarebbe diventata un teatro dell'orrore. Tutto il malessere interiore e la volontà di mettere in atto quel piano, sarebbero stati eviscerati in un biglietto, scritto su un foglio, e che le forze dell'ordine hanno trovato in casa. "Il mondo è ignobile, per questo mio figlio lo porto via con me": si può riassumere così il contenuto di quanto scritto, dal sapore decisamente funesto.

E tuttavia, Giampiero ha avuto il tempo, tra l'omicidio ed il tentativo di suicidio, di telefonare alla giovane moglie, e avvisarla di quanto era avvenuto. La ragazza, sconvolta e non potendo certo avere contezza, in quegli istanti, se fosse un orribile scherzo o la verità, allarmata, ha immediatamente chiamato il padre, maresciallo della guardia di finanza, il quale, a sua volta, ha telefonato al 118, fiondandosi nel frattempo sul posto con la moglie. Purtroppo, era tutto vero.

Secondo una prima ricostruzione, pare che il 25enne abbia stretto un cappio intorno al collo del piccolo con l'intento di soffocarlo. Non riuscendoci, l'ha poi tagliato, recidendo con un taglierino la giugulare del bambino. Per poi cercare a sua volta la morte. A quanto pare, la recisione delle vene sarebbe stato solo l'ultimo dei tentativi messi in atto dal padre per togliersi la vita: prima avrebbe tentato di darsi fuoco, poi di impiccarsi e infine di ingerire dell'anticalcare. La scena alla quale hanno assistito i sanitari del 118 è stata raccapricciante. La prima stanza era piena di sangue, sul lettino dell'ingresso il corpo straziato del piccolo Stefano. Lì vicino suo padre, con le vene del polso recise e dei tagli sull'addome.

Medicato sul posto, Mele è stato condotto all'ospedale "Ferrari" di Casarano, e da qui trasferito al "Vito Fazzi" di Lecce, dov'è piantonato in stato d'arresto: le sue condizioni sono giudicate gravi, i medici si sono riservati la prognosi. Per difendere il giovane, sono stati nominati gli avvocati Gabriella Mastrolia e Angelo Pallara. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero di turno Guglielmo Cataldi, sono affidate ai carabinieri della stazione di Ugento ed ai militari del Norm di Casarano. E presso la caserma il sostituto procuratore e gli uomini dell'Arma hanno ascoltato nelle scorse ore alcune persone, fra cui la madre del bambino, per definire meglio il contesto in cui è maturata questa tragedia.

Una vicenda che affonderebbe le radici nel rapporto di coppia tra i due giovani, a quanto pare in crisi da diverso tempo, ed i cui strappi stavano cercando di ricucire con molta fatica, anche con l'aiuto delle famiglie. Fino, però, al naufragio totale di ogni speranza, a causa di un gesto, quello del 25enne, da poco laureatosi in Economia e commercio, che ha spezzato la vita del più incolpevole ed indifeso di tutti.

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