Dissequestrato il Diving Paradise presso le Orte su ordine del Riesame

I sigilli erano stati apposti dalla guardia di finanza. Oggi sono stati rimossi i sigilli, dopo istanza dell'associazione

Alcune delle roulotte di cui si fa menzione nell'articolo (repertorio).

LECCE – E’ stato eseguito oggi il dissequestro del casotto dove hasede l’associazione Diving Paradise e dell’intera area circostante (che comprende anche una zona con pineta) presso la baia delle Orte, sulla riviera di Otranto.

Il decreto di sequestro preventivo, disposto dal giudice per le indagini preliminari Cinzia Vergine, su richiesta del pubblico ministero Giovanna Cannarile, è stato infatti annullato dal Tribunale del Riesame (presidente Silvio Maria Piccinno, a latere Pia Verderosa e Anna Paola Capano), che ha accolto il ricorso proposto dall’avvocato Mauro Finocchito per conto del titolare dell’associazione sportiva .

L’istanza di sequestro era stata presentata ai primi di gennaio ed eseguita il 14, dopo una segnalazione della guardia di finanza. I militari, in seguito a un sopralluogo svoltosi nel settembre precedente, avevano contestato al presidente dell’associazione sportiva il mancato rispetto di un ordine dell’autorità giudiziaria o amministrativa. Ovvero, sarebbe stata violata un’ordinanza emessa dalla responsabile dello Sportello unico delle Attività produttive del Comune di Otranto, con la quale si era accertato l’esercizio non autorizzato di attività di campeggio, disponendo la chiusura.

Nell’ultimo rapporto della guardia di finanza, si sosteneva che, malgrado il provvedimento di chiusura di un anno prima, nel settembre 2018 si continuasse a esercitare l’attività di camping senza autorizzazione. Era stata rilevata, infatti, la presenza di 14 roulotte residue, a fronte delle 23 rilevate nell’agosto 2017, prive di motrici e targhe identificative, poggiate in parte su blocchi da muratura. Di queste, quattro nei pressi del manufatto in muratura e le restanti nell’area pinetata a ovest. Circostanze per le quali nel 2017 il titolare dell’associazione era stato rinviato a giudizio per il presunto reato di abusivismo edilizio in area soggetta a vincolo paesaggistico. E da cui il sequestro preventivo dell’area, degli immobili e delle attrezzature, eseguito il 14 gennaio scorso.

Il legale ha chiesto l’annullamento del sequestro preventivo per difetto di elementi oggettivi diversi da quelli che avevano determinato l’avvio del procedimento per abusivismo edilizio, sostenendo che non fosse possibile una nuova contestazione penale, tantomeno una misura cautelare strumentale ad essa, fondata sugli stesi dati obiettivi.

Nel ricorso l’avvocato ha anche evidenziato come tra il 2017 ed il 2018 l’associazione si fosse dotata di tutte le autorizzazioni necessarie per l’utilizzo del “manufatto in muratura” dove ha sede l’associazione e dove vengono svolte tutte le attività istituzionali previste, compresa la somministrazione di alimenti e bevande per gli associati.

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