Dissequestrati beni, conti e somme dei presidenti nazionali di Federaziende ed Ebin

SiSpi certifica: gli Enti Bilaterali non hanno gli strumenti per verificare se le somme dagli stessi ricevute derivino da indebite compensazioni

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

Il 15 aprile scorso il Riesame aveva rimesso in libertà il Presidente Nazionale di Federaziende ed il Presidente Nazionale di EBIN. Nell’ ordinanza il Dott. Gaetano Sgroia aveva precisato che ‘’in relazione alla specifica posizione di Eleno Mazzotta e Gennaro Capoccia non risulta che con l’ordinanza impugnata il GIP abbia espresso un’autonoma valutazione, né in ordine alle ragioni per le quali i predetti indagati possano essere ritenuti promotori ed organizzatori dell’ipotizzata associazione ex art. 416 c.p., né in ordine alle modalità attraverso le quali i predetti indagati possano aver partecipato alla perpetrazione di tutti i reati fine della provvisoria imputazione e, dunque, abbiano avuto consapevolezza e coscienza del complesso ed articolato meccanismo truffaldino descritto. Nulla, poi, è stato detto sul perché i predetti delitti possano ritenersi configurabili in fatto e in diritto sotto il profilo della gravità indiziaria (così come nulla è stato detto in punto di qualificazione giuridica)’’.

Tra l’altro i legali delle ditte ritengono errata la qualificazione giuridica del reato in quanto il contestato art. 640 bis a norma di codice penale riguarda contributi, finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee. Nel gravato provvedimento in ordine alla rappresentazione del fatto-reato, si legge essersi questo sostanziato in ‘’ compensazioni derivanti da importi conguagliati da arretrati per assegni al nucleo familiare, malattia, maternità, Bonus Renzi, risultati inesistenti e che le suddette partite creditorie, a seconda del loro importo, per effetto della compensazione automatica delle voci a debito e a credito presenti nella medesima denuncia mensile, determinano per l’azienda una diminuzione del totale dei contributi da versare o, nel caso in cui le stesse siano complessivamente di importo superiore alla sorta contributiva, la creazione di un vero e proprio credito, generando quello che in gergo viene definito DM passivo.

Il credito risultante può essere chiesto a rimborso direttamente all’Inps o utilizzato, tramite F24, a compensazione di debiti nei confronti di altre Pubbliche Amministrazioni nonché, come precisa l’Inps nei suoi verbali di accertamento o di altri Enti convenzionati con l’Istituto, tra i quali figurano gli Enti Bilaterali. Nell’ordinanza impugnata si legge che a seguito di attività ispettiva è emerso che tali prestazioni sono risultate fittizie e, quindi, indebitamente conguagliate. Tuttavia è opinione diffusa tra i legali delle aziende che l’esatta configurabilità del reato sia l’art. 10 quater del Dlgs 74/2000 che punisce con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque effettui indebite compensazioni per un importo annuo superiore a cinquantamila euro.

Limite quest’ultimo superato, però, solo da due aziende su 84. Dopo l’ordinanza del 15 aprile scorso con la quale i Presidenti di Federaziende ed EBIN sono stati rimessi in libertà, oggi il Tribunale del riesame ha emesso un altro provvedimento in favore di Mazzotta e Capoccia con il quale viene disposto l’immediato dissequestro di dei beni mobili ed immobili, dei conti correnti e delle somme di loro proprietà. Mazzotta e Capoccia sono stati difesi dagli Avvocati Gianfranco Napolitano e Cristiano Solinas di Lecce. Intanto si apprende che diverse aziende hanno già provveduto a restituire le somme indebitamente percepite dall’Inps.

Dalle indagini tra l’altro è emerso che EBIN aveva già provveduto alla restituzione delle indebite somme ricevute dalle aziende affinché quest’ultime fossero messe prontamente nella condizione di rimborsarle all’Istituto Previdenziale. Difatti le convenzioni stipulate tra INPS ed Enti Bilaterali espressamente prevedono che i rapporti conseguenti all’attuazione della convenzione (compresi quelli relativi all’eventuale restituzione alle imprese delle somme versate) debbano instaurarsi direttamente tra gli Enti Bilaterali e i datori di lavoro interessati. Ma gli Enti Bilaterali come certificato da SiSpi Spa non hanno gli strumenti per verificare se le somme dagli stessi ricevute derivino da indebite compensazioni. Un problema di non poco conto al quale forse sarebbe opportuno che l’Inps ponga rimedio.

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