Triplice omicidio di Cursi, l’assassino chiederà l’abbreviato

Si avvicina il processo per Roberto Pappadà, responsabile della morte di tre vicini di casa. La strage il 29 settembre scorso, in via Tevere, a Cursi

L'orrore in strada.

LECCE - “So che ho sbagliato e pagherò per quello che ho fatto”, aveva dichiarato durante l’interrogatorio, all’indomani dell’arresto per l’assassinio dei tre vicini di casa Andrea Marti, di 36 anni, e il padre e la zia di questo, Francesco Antonio, di 63 anni, e Maria Assunta Quarta, di 55. Si avvicina il processo per Roberto Pappadà, il 57enne artefice della strage compiuta lo scorso 29 settembre in via Tevere a Cursi.

Chiederà (attraverso l’avvocato difensore Nicola Leo) di essere giudicato col rito abbreviato che gli consentirà di ottenere lo sconto di un terzo della pena. L’stanza sarà avanzata nell’ipotesi in cui il gip (giudice per le indagini preliminari) dovesse accogliere la richiesta di giudizio immediato (che prevede la fissazione del processo col rito ordinario senza il passaggio dell’udienza preliminare) del pubblico ministero Donatina Buffelli, titolare delle indagini. A scatenare la ferocia di Pappadà sarebbero stati vecchi rancori dovuti a ragioni di parcheggio.

Quella sera di fine settembre, liberò la rabbia, premendo il grilletto di un revolver Smith & Wesson calibro 357 magnum, detenuto illegalmente, freddando Andrea Marti, poi il padre e la zia (deceduta successivamente in ospedale). La madre di Andrea, invece, riportò ferite lievi.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Colto da malore al volante, fa a tempo ad accostare ma poi muore

  • Un violento scontro fra due veicoli: feriti entrambi i conducenti

  • Si recide l'arteria radiale del polso potando i suoi ulivi: 67enne muore dissanguato

  • Dopo la confisca, “testa di legno” per ditta in odor di mafia: sigilli a patrimonio dei De Lorenzis

  • Rimandata a casa con un antidolorifico per l’emicrania, ma aveva un ictus: indagato il medico

  • Mafia, droga e spari all’ombra delle “Vele”, chieste condanne per due secoli e mezzo

Torna su
LeccePrima è in caricamento