"Troppi scavi in città". E l'archeologia si fa strada

Dal sottosuolo una tomba messapica e il muro perimetrale dell'anfiteatro romano. Ma non è un caso. Nel centro storico di Lecce le opere pubbliche si accavallano e dalle sue viscere emerge l'antichità

La tomba messapica rinvenuta in via Rubichi a Lecce
Il centro storico di Lecce è un'area archeologicamente "minata". Basta scavare un paio di metri sotto terra per vedere spuntare resti di tombe messapiche, cunicoli di età romana ed ora i pilastri dell'anfiteatro, se gli scavi per la manutenzione della rete fognaria sono eseguiti da quelle parti. Così come è accaduto questa mattina, quando i tecnici hanno dovuto fermare i lavori che stavano attuando in via degli Acaya, perché tra una zampata e l'altra dell'escavatore sono stati individuati, a circa un paio di metri di profondità sotto il manto stradale, gli altri pilastri perimetrali dell'anfiteatro romano, risalente a cavallo dell'anno Zero, tra il primo secolo avanti Cristo e il secondo secolo dopo Cristo.

I primi pilastri dell'ellisse romanica venuti alla luce, sono infatti tuttora visibili in via Biccari, la stradina affianco la chiesa Santa Maria delle grazie. Sono tutti indizi, questi, che di eccezionalità hanno ben poco se non confermare quello che per semplice deduzione gli studiosi hanno sempre affermato: l'anfiteatro ha forma ellittica e la struttura che resta ricoperta dalla città moderna si estende a una manciata di metri sotto via degli Acaya, tra la chiesa Santa Maria delle grazie e via Biccari. Ma di questa mattina è pure un altro ritrovamento. Poco più in là, in via Rubichi, un'altra scoperta, per la verità già annunciata da tempo: un vano lungo quasi tre metri di una tomba messapica risalente al secondo secolo avanti Cristo, con resti umani e cocci di vasi antichi.

Cosa vale, allora, l'individuazione dei pilastri perimetrali dell'anfiteatro romano, che fosse l'ingresso o altro? "I nostri compiti tecnici prioritari - afferma Gianpaolo Ciongoli, direttore del centro operativo di Lecce della Sovrintendenza archeologica della Puglia - sono fondamentalmente tre: tutela, conoscenza e fruizione del patrimonio archeologico. Attualmente possiamo garantire i primi due punti, la tutela e la conoscenza, ma per quel che riguarda la fruizione diventa tutto più difficile. Aver individuato un altro pezzo di muro perimetrale dell'anfiteatro è importante, certo, soprattutto perché da ora in poi riconosciamo in quell'area il proseguo della struttura ellittica. Se mai lì si dovesse prevedere in futuro un altro intervento, l'area in questione resta da oggi tutelata e nuovi interventi per la manutenzione delle fogne, ad esempio, dovranno necessariamente essere eseguiti con la massima cura. Diverso è parlare di fruizione al pubblico della scoperta a causa della carenza di fondi. Motivo per il quale, fatta la scoperta, si procederà all'interramento".

Vi è poi un altro aspetto: questi ritrovamenti archeologici in contemporanea non sono un caso. Ogni qualvolta il Comune di Lecce ha necessità di intervenire nel sottosuolo del centro storico di Lecce per lavori di manutenzione, rete fognaria, sostituzione del basolato e quant'altro, è obbligato per legge a informare dei progetti la Sovrintendenza. Se le richieste, per svariati motivi, si dovessero accavallare, proprio come in questi giorni, va da sé che se al di là di piazza Sant'Oronzo saltano fuori i pilastri perimetrali dell'anfiteatro, a poche centinai di metri più in là, in via Rubichi, l'escavatore sfiora la tomba dei messapi (già sottomessi ai romani) risalente al secondo secolo avanti Cristo: "In città come Lecce - aggiunge Ciongoli - la tutela archeologica dovrebbero avere un ritmo sostenibile con la programmazione delle opere pubbliche". In altre parole, proprio perché Lecce è una città archeologicamente "minata", la manutenzione delle reti fognarie, come per il gas e l'acqua, non dovrebbero sovrapporsi. Mai. Non solo perché potrebbero sbucare contemporaneamente, come è accaduto oggi, tracce sommerse della città antica, ma anche perché gli studi archeologici sulle scoperte procurerebbero inevitabilmente disagi agli automobilisti, ai commercianti e ai cittadini. E quassù, in superficie, la vita viaggia a duemila.

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