Truffa e diffamazione, confermata la pena per l'ex direttore dell'Aereo Club

La Cassazione ha respinto il ricorso di Antonio Santoro. Resta in piedi il verdetto di condanna a un anno e mezzo di reclusione e al risarcimento di oltre 200mila euro emesso nel marzo del 2009

L'aeroporto Lecce-Lepore.

ROMA - La Corte di Cassazione ha messo la parola fine sulla vicenda giudiziaria che riguarda l'aeroporto di San Cataldo con protagonista l'ex direttore tecnico e socio dell'Aereo Club Lecce, Antonio Santoro, 66 anni, di Lecce, accusato di ingiuria, diffamazione e truffa.

Nei giorni scorsi, gli ermellini della quinta sezione hanno respinto il ricorso presentato dall'imputato attraverso l'avvocato Vittorio Costantini, confermando così il verdetto emesso dal Tribunale di Lecce il 5 marzo del 2009: un anno e mezzo di reclusione, più la multa di 750 euro, e il risarcimento alle parti civili (rappresentate dall'avvocato Francesco Vergine) per una somma complessiva di 215mila euro.

Stando all'accusa, il 22 febbraio 2003, Santoro accusò l'allora presidente dell'Aereo Club Lecce Giuliano Ferrara dell'appropriazione illecita di un assegno di oltre 70mila euro, ricevuto a saldo di una compravendita effettuata per conto dell'ente. Lo fece in alcune lettere inviate ad altri enti e allo stesso Ferrara e su alcuni quotidiani locali, uno dei quali titolò così la notizia: “Giuliano Ferrara messo alla porta dal Consiglio Disciplinare. Pronta una denuncia alla magistratura. Al suo posto Antonio Santoro”.

Non solo. Cinque mesi dopo, Santoro ingannò due imprenditori, interessati all'acquisto del 51 per cento del Fly Mediterraneo srl, società che gestiva l'aereoporto Lecce Lepore, di proprietà dell'Aereo Club Lecce, facendosi consegnare 300 milioni delle vecchie lire in più del dovuto. Per convincerli, disse che la società era in cattive acque e la somma sarebbe servita ad “ammorbidire” gli altri soci e chiudere così l'accordo. 

Il verdetto di condanna emesso sette anni fa dal Tribunale di Lecce fu annullato il 25 febbraio 2011 dalla Corte d'appello per presunte irregolarità nella notifica di un atto all'imputato. La Cassazione, però, interpellata dalla procura generale annullò senza rinvio la sentenza, trasmettendo gli atti ad un'altra Corte d'appello che il 1° aprile 2015 ritenne inammissibile il ricorso di Santoro, rispetto al quale nei giorni scorsi si è pronunciata anche la Corte Suprema.

L'avvocato Costantini fa sapere in una nota che, non appena saranno depositate le motivazioni,  impugnerà la sentenza dinanzi alla Corte europea dei Diritti dell'uomo ritenendo che il verdetto sia "ingiusto ed illegittimo in quanto pregiudica il diritto di difesa del mio assistito".

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