Migranti sfruttati nei campi fotovoltaici: in aula il primo atto del processo “Tecnova”

Mercoledì davanti al gup Giovanni Gallo compariranno 15 persone riconducibili alla società italo-spagnola. Il Global Solar Fund si ritiene parte lesa: non era al corrente dell'affidamento in subappalto dei lavori di realizzazione degli impianti

Lavoratori che dormono per strada davanti alla Prefettura di Lecce: è la primavera del 2011.

LECCE – Inizia domani, con l’udienza preliminare davanti al giudice Giovanni Gallo, il processo “Tecnova”. Sono 15 le persone rinviate a giudizio con accuse che vanno dall’estorsione al favoreggiamento della condizioni di clandestinità di cittadini extracomunitari, di truffa aggravata ai danni dello Stato ma anche di riduzione in schiavitù.

L’inchiesta si è conclusa nella primavera del 2013, due anni dopo la deflagrazione a livello nazionale di una vicenda scoperchiata con l’iniziativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Il 20 aprile del 2011 gli agenti della squadra mobile di Lecce e i militari della guardia di finanza di Brindisi strinsero i polsi a nove dei 16 individui destinatari di ordinanza di custodia cautelare: soci e operatori della società italo-spagnola che ha assunto cittadini privi di permesso di soggiorno, facendoli poi lavorare in condizione di asservimento per la realizzazione di campi fotovoltaici: al termine delle indagini erano ben 438 le parti lese.

Quello delle energie “pulite” era e resta una dei settori in maggiore espansione, con la possibilità di grandi profitti. Affari che coinvolgono i più grandi colossi del settore, come nel caso di specie. E’ stato infatti in Global Solar Fund, fondo di investimento con sede in Lussemburgo, partecipato per il totale dalla cinese Suntech, ad appaltare i lavori ad un’associazione temporanea di imprese formata da Ohl e Proener che, a loro volta, hanno subappaltato a Tecnova. Senza il consenso di Gsf, ci tiene a sottolineare il fondo lussemburghese.

Il Gsf, che dopo quella brutta storia ha rivoluzionato il suo management e cambiato il modello di governance aziendale, ha anche aperto un contenzioso arbitrale con Ohl e Proener che ha riconosciuto la correttezza del primo e le inadempienze del secondo. Non c’è dubbio, infatti, che il danno in termini di pubblicità negativa sia stato notevole: di concerto con i sindacati Gsf ha quindi pagato gli “arretrati” a circa 600 lavoratori per una somma vicina ai 6 milioni di euro e successivamente ne ha sborsato un altro per le aziende locali che vantavano crediti nei confronti di Tecnova. Filantropia? No di certo, ma necessità di consolidare l’immagine traballante del proprio brand dal momento che per quanto riguarda la realizzazione di campi fotovoltaici il Gsf è il secondo operatore in Italia, con circa 180 impianti e 140 megawatt installati, quasi tutti in Puglia. 

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