Undici rapine, arriva la stangata del giudice: 14 anni di reclusione

La condanna, in abbreviato, per Mirko Maiorano, 28enne di Monteroni di Lecce: colpevole di tutti gli episodi. Quattro anni e mezzo per Giovanni Calò, 33enne di Veglie, riconosciuto come suo complice in una singola circostanza

LECCE – Undici rapine in un fazzoletto temporale di soli tre mesi, dal settembre al novembre del 2018. Quella coppia, sulle cui tracce di volta in volta si erano messi ora i carabinieri, ora la polizia, era diventata il terrore dei commercianti. Li temevano soprattutto dipendenti e titolari di supermercati, la loro specialità, anche se nel corso della breve, ma intensa, “carriera” non hanno disdegnato qualche incursione in bar di aree di servizio e, in un caso, persino in un negozio di abbigliamento.

L’area preferita dove colpire, che si cavalcasse una moto o si pigiasse a tavoletta sull’acceleratore di un’auto, l’hinterland di Lecce, soprattutto comuni del nord Salento, spingendosi in una circostanza, fino alle porte di Galatina. Un nome è poi comparso, all’improvviso, quasi  come un marchio di fabbrica, in tutti quegli assalti, dopo serrate indagini della squadra mobile: quello di Mirko Maiorano, 28enne di Monteroni di Lecce. Solo in una circostanza, invece, gli investigatori sono riusciti a inchiodare un suo complice, Giovanni Calò, 33enne di Veglie.

Non è detto, insomma, che Maiorano non si sia avvalso anche di altre conoscenze, in quel periodo di fuoco, in cui le rapine di susseguivano a distanza di pochi giorni una dall’altra. Di sicuro, per lui, riconosciuto come l’uomo che in tutte le circostanze ha impugnato un’arma, ora una pistola, ora un fucile, si è abbattuta oggi la scure della giustizia: 14 anni di reclusione e 4000 euro di multa, più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Rapine, armi, e ricettazione: una ridda di capi d'imputazione

Il 28enne rispondeva di dieci capi d’imputazione per rapina pluriaggravata in concorso, con il vincolo della continuazione con l’undicesimo assalto, quello per il quale era stato definitivamente inchiodato e poi, più di recente, condannato a 4 anni e mezzo, consumato ai danni del market Mello di Monteroni di Lecce il 17 novembre del 2018.

Altri dieci capi d’imputazione riguardavano, invece, la detenzione e il porto illegale di arma, in concorso, in continuazione e aggravato (una pistola semiautomatica 45 magnum e una doppietta a canne mozzate Beretta). A tutto ciò, da aggiungere altri due capi per ricettazione, una moto Suzuki Gsx la cui denuncia di furto è stata presentata dal proprietario a Monteroni di Lecce il 14 settembre del 2018 e del fucile usato in una serie di episodi, risultato rubato nello stesso comune mesi prima, il 20 febbraio di quell’anno. Infine, anche un caso di danneggiamento a seguito d’incendio (un’auto appena rapinata).

La sentenza a carico di Maiorano, con giudizio abbreviato, è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare Giulia Proto. Per Calò, invece, al quale - come detto -, è stata attribuita una sola partecipazione ai vari assalti, nello stesso procedimento la condanna è stata di 4 anni e mezzo, 1600 euro di multa e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.   

Una lista quasi interminabile di spedizioni

Quasi interminabile la lista di spedizioni criminali messa a segno da Maiorano, con inizio della storia che si fa risalire al 14 settembre del 2018. Quel giorno due soggetti, con volto coperto, avevano fatto irruzione nel discount Eurospin di Carmiano, rivolgendo la pistola verso le due cassiere e fuggendo con 4200 euro. Il 19 settembre, ancora un Eurospin, questa volta a Veglie: copione quasi identico e fuga con un bottino, però, molto più esiguo: 600 euro. Ancora qualche giorno ed ecco il 22 settembre di nuovo un market nel mirino, il Dok di Lequile. “Veloci, dateci i soldi”, avevano intimato i malviventi, a pistola spianata, portando via 650 euro.

Il 29 settembre, poi, cambio di programma momentaneo. Non più un supermercato, ma un negozio, Moda Più di Carmiano. Minacciata la cassiera con una pistola, i due erano scappati con 500 euro. L’atto più efferato, però, che ha lasciato un segno particolare, risale all’11 ottobre. Maiorano e il suo sconosciuto complice, infatti, all’alba di quel giorno, avevano fatto irruzione nel bar dell’area di servizio Total Erg sulla tangenziale est di Lecce, minacciando due dipendenti e “prelevando” 1300 euro e diverse stecche di sigarette per un valore di 2000 euro. Non contenti, avevano poi rivolto la pistola verso un cliente, portandogli via altri 600 euro per poi dirigersi verso un uomo appena arrivato a bordo di un’Audi A4, sottrargli le chiavi e fuggire, raggiungendo la periferia di Monteroni e incendiando l’auto per non lasciare tracce.

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Dopo quella sorta di colpo di testa, si era tornati alla normalità (si fa per dire) il 17 ottobre, con una rapina al supermercato Mello di San Pietro in Lama. Con una novità, però: il cassiere, costretto a cedere 1600 euro, era stato minacciato non più con una pistola 45 magnum, ma con un fucile a canne mozze. La stessa arma comparirà da qui in avanti negli altri casi. A partire dalla rapina al supermercato Sisa di San Pietro in Lama (20 ottobre 2018, 1200 euro) e a seguire con quella all’Eurospin di Galatina (26 ottobre, due dipendenti e la direttrice sotto tiro, bottino di 2666,81 euro).

Il 2 novembre, poi, ecco un altro target, il Conad di Novoli. L’unico caso in cui a Maiorano è stata associata la figura di Calò come compartecipe: mentre sarebbe stato il primo a puntare il fucile, infatti, al secondo sarebbe spettato il compito di prelevare il denaro, 2000 euro. L’8 novembre, poi, il ritorno al bar della Total Erg di Lecce, ma questa volta senza portare via e poi incendiare anche qualche veicolo. Bottino composto da 5300 euro e sigarette per 2100 euro. Il 17 novembre, infine, un altro ritorno, al market Mello di Monteroni di Lecce. Con la differenza che a stretto giro la polizia era riuscita finalmente a scovare almeno Maiorano. E per lui era stato l’inizio della fine.

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Maiorano è difeso dagli avvocati Massimo Zecca e Francesco Cazzato, che hanno preannunciato appello contro la sentenza. Calò, dall’avvocato Antonio Savoia.    

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