Università e Fondazione Islamica, presentati progetto e offerta formativa

Associazione Mediterraneo e Confime hanno illustrato il percorso che porterà alla realizzazione del Polo e gli obiettivi di promozione per aggregare la comunità musulmana intorno al centro culturale leccese. Formazione e ricerca, con apertura alle collaborazioni, ma di nicchia

LECCE- Scacco matto in cinque mosse. Tante sono quelle che Giampiero Khaled Paladini ha utilizzato per segnare un punto decisivo nel concretizzare un progetto che era stato considerato, da molti, inverosimile e irrealizzabile. Sì, perché l'Ateneo islamico non soltanto si farà, o almeno così assicura, ma da oggi ha anche una sede operativa. È nata ieri mattina l'Università islamica, con le firme sull'atto costitutivo dinanzi al notaio Tavassi, che ha reso formale la consegna a Paladini e soci di un luogo che non è più un'idea sulla carta, ma è a tutti gli effetti fisico. E già da lunedì prossimo pienamente operativo.

Un passo che dimostra quanto seriamente sia stata presa la questione dal suo ideatore, e dal pool d'imprenditori e privati che sostengono l'idea. Un progetto che, stando ai propositi, catalizzerà l'interesse di una grossa fetta del mondo islamico che insiste sul territorio e, c'è da scommetterci, anche di quello locale. Se n'è fatto un gran parlare e certamente se ne parlerà ancora, e il perché è tutto negli ambiziosi obiettivi che hanno condotto, in tempi da record, alla realizzazione dell'Università e della Fondazione islamica nel capoluogo salentino.

Anzitutto la volontà al dialogo e al confronto che Paladini ha messo a sostegno di ogni step con la comunità e le istituzioni, e, in secondo luogo, l'apertura totale verso chiunque voglia aderirvi, mondo politico, economico e culturale compresi, s'intende. Nelle more dell'iniziativa c'è l'intento di portare a compimento un programma d'integrazione interculturale che, sarebbe nell'aria, potrebbe giungere, in un futuro non troppo lontano, anche a un accordo con la Caritas per la realizzazione di un analogo polo della cristianità nei paesi di matrice mussulmana.

Ma vediamo, passo per passo, com'è stato presentato il progetto nell'incontro che si è tenuto questa mattina. La sede. I locali che ospiteranno, nell'immediato, la sede dell'Università islamica leccese si trovano in via Giacomo Matteotti 13, gli stessi dov'è stata organizzata la conferenza stampa, al primo piano, e potrebbero essere ampliati anche al secondo. Da lunedì mattina ci sarà del personale che, di fatto, renderà operativa la struttura. La questione logistica sarà un work in progress, ovvero vedrà soluzioni differenti fino al compimento della struttura definitiva che potrebbe, con buona probabilità, essere allocata su 10 ettari tra l'agro di Lecce e quello di Monteroni. Quest'ultimo, con i dipartimenti, posti di fronte al Polo tecnico-scientifico di Ecotekne, mentre il rettorato sarà individuato in un edificio di prestigio nel cuore della città.

Le tappe. A fine marzo si formalizzerà il comitato scientifico d'Ateneo, costituito da personalità illustri e riconosciute del mondo accademico locale e internazionale. Sarà composto di 3 docenti italiani di materie umanistiche non musulmani; 3 esperti italiani di materie scientifiche non musulmani; 3 esperti dell'ambiente e dell'impresa; 4 docenti italiani "tornati" all'Islam, ovvero che già vi avevano aderito ma poi avevano avuto dei ripensamenti; e, non da ultimo, 5 docenti islamici provenienti dall'estero. Un comitato che sta a significare l'apertura del polo a una formazione che non sarà esclusivamente a base coranica. Ad aprile il rendez- vous con le potenziali partnership che, alla fine, sono la parte sostanziale dell'intera impresa.

L'offerta formativa. I piani di studio rispecchieranno l'offerta formativa e si gioveranno di accordi di collaborazione scientifica con l'Ateneo leccese i centri di ricerca italiani ed europei e con le maggiori università islamiche del mondo, come l'ateneo Al Ahzar di El Cairo, università fondata da un siciliano. L'offerta formativa sarà triplice. A ottobre partirà il corso di laurea in Teologia, e Paladini non nasconde che è stata presa a modello proprio l'Università Cattolica. A gennaio 2016 si darà il via a due master, uno in Diritto, Economia e Finanza Islamica, e l'altro in Scienze delle Costruzioni. Nel 2017 saranno attivati il corso di laurea in Scienze Umanistiche e quello in Scienze Agrarie, Ambientali e del Territorio. Nell'anno accademico 2018/2019, invece, vedranno la luce i corsi di laurea in Medicina e quello in Scienze Infermieristiche.

Sull'attivazione del corso in scienze ambientali e del territorio, sottolinea Giampiero Paladini, c'è stata una levata di scudi dell'Ateneo leccese che l'avrebbe già messa in cantiere.

"Ma è tutta questione di tempi - spiega il promotore del progetto, alludendo a questioni già sollevate, anche da questo giornale, e alle farragini amministrative e politiche che fanno stagnare progetti importanti come questo fino al loro completo abbandono. - Se ci dovessero essere segnali concreti in tal senso, saremo pronto a farci da parte e/o a collaborare attivamente. Con questa nuova realtà abbiamo ampiamente dimostrato che se si vuole davvero ottenere un risultato basta applicarsi con convinzione. La nostra Università, di fatto, comincia oggi."

Agricoltura e ambiente che per Paladini, ergo per il polo universitario, sono il futuro dei giovani e del territorio. "Alcune organizzazione agrarie ci hanno già inviato i nominativi di possibili docenti e, in ogni caso, hanno subito aderito al progetto. Lo stesso dicasi per Medicina, per la quale sono già stati presi accordi con realtà importanti. Abbiamo una sorta di collaborazione in piedi con grosse università arabe per sostenere il corso di laurea in medicina e scienze infermieristiche che restano un punto fermo dei nostri progetti."

In tutto questo ci sono progetti di ricerca che riguardano l'Energia (uno potrebbe riguardare la Trans Adriatic Pipeline, meglio nota come Tap, ndr) e l'Agricoltura. L'obiettivo è quello di formare giovani cui dare opportunità di lavoro spendibili in contesti internazionali.

Il silenzio e l'interesse dei presenti, le domande anche tecniche che sono state poste a Paladini e al suo staff di ingegneri e architetti la dice lunga sul fatto che la portata che è stata messa sul piatto si sta facendo, ogni giorno di più, davvero golosa. E lo fa notare con certa ironia Paladini, il quale non fa mistero dei ripetuti tentativi di dialogo con il mondo della cultura, della politica e delle istituzioni locali, i quali hanno storto il naso fin dal primo momento solevando, ni alcuni casi, anche polveroni mediatici inutili e fuorvianti.

"Nessuno ci avrebbe scommesso - conclude Giampiero Paladini - eppure a questa realtà stanno guardando con grande attenzione a livello internazionale. Lecce è di nuovo al centro della cultura mondiale." Il Concept. Gli architetti Federico Negro, Luca Sperti e Giuseppe Capraro hanno quindi descritto nello specifico il concept alla base dell'impresa.

"Le nostre realtà hanno sempre dialogato - ha spiegato Federico Negro - nonostante ciò che si tende a immaginare, ma la sfida che abbiamo colto è finalizzata a ricucire lo strappo tra i due mondi. Con questo progetto si è inteso riassumere la vicinanza culturale attraverso il concetto di "permeabilità". Essa si articola in politiche d'integrazione, sostenibilità e produttività."

L'architettura. come nella migliore tradizione edilizia orientale, è rivolto a sudest. La permeabilità dell'elemento architettonico e urbanistico si traduce nella possibilità di essere attraversato in tutte le direzioni. Con una moschea posta al centro che guarda alla Mecca. La grande apertura degli spazi sta anche a significare la volontà di non ghettizzare questa nuova realtà. La sostenibilità sarà affrontata con una struttura di copertura dotata d'impianti capaci di produrre energia rinnovabile, raccogliere acqua piovana e schermare dalla calura estiva. L'edificio di culto, che è poi una sorta di monumento alla cultura, è a pianta ottagonale e rimanda all'edificio di Federico II per forma e materiali. La produttività è concepita attraverso spazi verdi con orti sociali liberi e accessibili dall'esterno.

La direttrice Lecce-Monteroni-Copertino ubicherà l'intero intervento urbanistico, ma in maniera non invasiva sia per materiali che per impatto paesaggistico. L'intera struttura sarà polifunzionale e ospiterà i tre dipartimenti: Teologico; Umanistico, dell'Ambiente e del Territorio. Non mancheranno le are di servizio, di ricreazione e ristoro. Ai primi piani si troveranno gli uffici per i docenti e i laboratori, mentre le aule dei vari dipartimenti saranno ai piani terra. Ci sarà una biblioteca e un'aula studio ad essa adiacente. E l'immancabile giardino di concezione islamica che rappresenta il paradiso traslato in terra, opposto al deserto che rappresenta il mondo ctonio, infero.

Il polo universitario islamico resterà privato e, come tale, non godrà di finanziamenti da parte del Miur. Si ipotizza che il carico economico graverà quasi per intero sulle partnership e una parte di quest'ultimo sarà introitato tramite le rette che, su una stima ottimistica di 5mila studenti a 6mila euro cadauno, vedrà incamerare 30milioni l'anno. Cifre che non devono stupire se si considera che dietro a tutto ci sarà l'interesse del mondo arabo e di quello imprenditoriale, del petrolio e della finanza internazionale.

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