Università, Miccolis respinge le accuse. E per i legali non vi sono esigenze cautelari

Un lungo interrogatorio in cui, attraverso riscontri precisi e dettagliati, l'ex direttore generale ha smontato passo dopo passo l'ipotesi accusatoria. I legali dell'ex direttore hanno già presentato istanza di scarcerazione

Emilio Miccolis.

LECCE – Si è svolto questa mattina l'interrogatorio di garanzia di Emilio Miccolis, ex direttore generale dell’Università del Salento, arrestato sabato scorso per tentata concussione nell’ambito di una delle inchieste sulla gestione dell’Ateneo salentino. Accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Viola Messa e Daniele Montinaro, Miccolis ha raggiunto poco prima delle 10 il quinto piano degli uffici giudiziari di viale De Pietro. 

Un lungo interrogatorio in cui, attraverso riscontri precisi e dettagliati, l’ex direttore generale ha smontato passo dopo passo l’ipotesi accusatoria, fornendo al gip Antonia Martalò, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti (degli arresti domiciliari) risposte ed elementi a sua discolpa. I legali di Miccolis hanno già presentato istanza di scarcerazione per il loro assistito evidenziando, oltre alla mancanza dei gravi indizi di colpevolezza, come non vi siano le esigenze cautelari. Emilio Miccolis riveste attualmente la carica di direttore del personale presso la sede di Brindisi dell’università di Bari, e quindi non sarebbe in grado di reiterare il reato, svolgendo altre funzioni rispetto a quelle contestate al momento dei fatti e in un’altra città.

A dare avvio all’inchiesta sono stati gli esposti presentati in Procura da due sindacalisti: Manfredi De Pascalis e Tiziano Margiotta, che hanno consegnato nelle mani dei magistrati documenti e registrazioni audio. La prima denuncia sporta da Tiziano Margiotta, assistito dall’avvocato Benedetto Scippa, risale al mese di ottobre 2012. Ed i reati ipotizzati dal legale, che a sostegno della querela consegnò agli inquirenti tutto il materiale informatico raccolto, inizialmente comprendevano anche l’ingiuria e la minaccia.

Dalle carte dell’inchiesta sarebbe emersa una gestione dell’Ateneo salentino basata sulle promesse di denaro e trasferimenti. Promesse e offerte per “piegare” i personaggi scomodi all’interna dell’Università. In altri casi, per chi si fosse rifiutato di cedere, la strada da percorrere era quella delle minacce e dei provvedimenti. Ipotesi ora al vaglio degli inquirenti, che stanno passando al setaccio le registrazioni e le carte dell’inchiesta, tra cui i dati contenuti sui cellulari e sui pc in uso all’ex direttore.

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