Estorsione e usura al falegname, e finti incidenti: in 16 rischiano il processo

Aggiornata al 9 aprile l’udienza preliminare, nell’ambito dell’inchiesta che fece luce sulle angherie che avrebbe subito un artigiano. Fissato l'abbreviato solo per uno degli imputati

LECCE - Gli avrebbero imposto “protezione” in cambio di denaro e l’avrebbero costretto a provocare incidenti per riscuotere il premio assicurativo. Queste alcune delle angherie che avrebbe subito un falegname, tra il 2014 e il 2015, e sulle quali si pronuncerà il prossimo 9 aprile il giudice Alcide Maritati, decidendo sulla richiesta di rinvio a giudizio che era stata avanzata dalla Procura per 17 imputati. Non tutti, però, sono coinvolti negli episodi che riguardano l’artigiano, come non lo è Sergio Marti, 46enne di Lecce, l’unico che oggi ha chiesto e ottenuto (attraverso l’avvocato Antonio Savoia) di essere giudicato col rito abbreviato. Il processo per lui si aprirà il 13 giugno, e risponderà di truffa aggravata perché avrebbe testimoniato per un falso incidente.

Tra le posizioni più gravi ci sono quelle di Damiano Caroppo, 51 anni, di Lecce, e di Giovanni Cosma, 31 anni, di San Pietro Vernotico, accusati di aver chiesto un “pizzo” di 300 euro al falegname che, dopo quattro mesi, non riuscendo ad adempiere alla richiesta, si sarebbe visto portar via l’auto. Auto che sarebbe poi stata riciclata da Maurizio Murra, 52 anni, di Lecce. Non solo. I due gli avrebbero anche imposto tassi usurai nella restituzione di due prestiti (uno da 500 euro, l’altro da 300). Cosma risponde inoltre di estorsione, perché avrebbe costretto la vittima a firmare un cid in cui attestava di essere alla guida del mezzo coinvolto in un sinistro, provocato appositamente, con Alessandro Marinelli, 45 anni, di Brindisi, per riscuotere il premio assicurativo. E, in un'altra occasione, Cosma, con Renato Braga, 29 anni, di Brindisi, avrebbe imposto alla stessa vittima di causare un incidente col suo mezzo e sempre con l’obiettivo di ingannare l’assicurazione.  

A Damiano Caroppo è inoltre contestata l’attività abusiva della professione, così come ai fratelli Sergio, di 49, e Massimo, di 48, a Giuliano Persano, 58 anni, Giampaolo Pepe, 53, Giuseppe Bolognese, 46, e Giovanni Persano, 37. Tutti di Lecce.

Rischiano il processo per truffa aggravata, invece, riguardo al finto incidente che sarebbe stato organizzato da Damiano Caroppo e Bolognese, e di cui risponderà in abbreviato Marti: Enrico Gravili, 58 anni, di Novoli (nelle vesti di collaboratore occasionale della compagnia assicurativa); Manuela Petrachi, 45 anni, di Lequile (ritenuta finta testimone); Antonio Piccinno, 53, di Surbo, (perito). Favoreggiamento è invece l’accusa mossa a Gianfranco Rosario Pati, 59 anni, di Monteroni e Claudio Vetrugno, 49 anni, di Novoli, perché avrebbero mentito ai carabinieri riguardo all’attività abusiva finanziaria di Damiano Caroppo. A quest’ultimo e al fratello Sergio è inoltre attribuita dagli inquirenti la detenzione ai fini di spaccio di due chili di marijuana e di 21,5 grammi di cocaina.  

Oggi durante l’udienza preliminare, al termine della quale il giudice Maritati ha chiesto alla Procura di specificare in modo più approfondito le contestazioni che riguardano l’attività abusiva finanziaria, il falegname si è costituito parte civile con l’avvocato Antonio Palumbo e lo stesso hanno fatto le compagnie assicurative Allianz spa e Generali spa (con l’avvocato Silvio Caroli).

A difendere gli imputati, gli avvocati:  Luigi Rella, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Francesco Toto, Gianluca Licciardello, Daniela D’Amuri, Roberto Orsini, Benedetto Scippa, Maria Cristina Caracciolo, Giuseppe De Luca, Federico Mazzarella De Pascalis, Francesco Tobia Caputo, Antonio Terzi e Alessandra Viterbo.

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Commenti (1)

  • se un "semplice" falegname è sotto usura figuriamoci tutto il resto della città.

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