Vandalismo e graffiti, scempio sui muri del tribunale minorile. E nessuna videocamera

Situazione di degrado e abbandono per uno dei muri perimetrali di Villà Bobò, il carcere diventato tribunale minorile. Di sera i vandali agiscono indisturbati e non ci sono neanche telecamere per rintracciarli o anche solo scoraggiarli

LECCE – Quella della nuova sede del Tribunale per i minorenni di Lecce è una storia antica, una sorta di ossimoro che si perde nei secoli, sino al Settecento.

In origine si trattava di un complesso monastico, trasformato poi in carcere durante. Una destinazione poi mantenuta fino ai nostri giorni, fino alla creazione cioè dello spazio carcerario di Borgo San Nicola, tanto che ancor oggi è nota a tutti come “ex villa Bobò”. In particolare è stata edificata intorno alla metà del '700, come Casa dei Missionari di San Vincenzo de Paoli. Nel 1801 fu adibita a ospedale militare, sei anni dopo, con l'arrivo a Lecce di Giuseppe Bonaparte, fu trasformata in collegio d'educazione.

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 fu adibita a penitenziario, sino al 13 luglio 1997. Un lungo restauro, dopo quasi dieci anni di abbandono, ha permesso di restituire questo gioiello architettonico alla città, destinandolo, come già accaduto a Taranto con Palazzo Santachiara, a sede della giustizia minorile.

Una sede che mescola sapientemente antico e moderno, nel cuore del centro storico di Lecce. Basta spostarsi poche decine di metri però, alle spalle dell’ingresso principale in via Dalmazio Birago, per accorgersi della situazione di degrado e abbandono in cui versa uno dei muri perimetrali del tribunale. Qui, infatti, in via Domenico De Angelis, sono tanti i graffiti che macchiano il muro di cinta dell’ex carcere. Scritte spesso rivolte contro la polizia, con l’ormai onnipresente Acab (acronimo di All cops are bastard).

Altri slogan inneggiano invece agli incidenti e alle violenze avvenute all’interno e all’esterno dello stadio “Via del Mare” al termine dell’incontro del 16 giugno scorso contro il Carpi, che decretò la mancata promozione in serie B del Lecce: “16.06.2013 Oggi abbiamo vissuto”. Altri poi hanno utilizzato il muro di cinta del Tribunale come una sorta di diario personale, annotando frasi dal discutibile significato letterario e filosofico: “Le donne cercano il vero amore” e “Sei il centro di qualcosa che..”.

Uno scempio cui nessuno sembra far caso, e cui occorrerebbe porre rimedio al più presto. Appare quanto mai singolare, inoltre, l’assenza di telecamere di sorveglianza, utili a scoraggiare gli autori dei graffiti e a rintracciare gli stessi. Di sera e soprattutto di notte la strada, a causa anche della scarsa illuminazione, è facile preda di vandali e vagabondi, che possono così agire indisturbati. Occorre pertanto ridare in fretta decoro e pulizia a questo apparato istituzionale, simbolo di una Lecce antica e proiettata nel futuro, cui scritte del genere forniscono un biglietto da visita a dir poco negativo.

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