Viaggi a spese dell'Ateneo, archiviata l'inchiesta sull'ex rettore Limone

La richiesta di archiviazione era stata avanzata dal sostituto procuratore Alessio Coccioli nelle scorse settimane. L'archiviazione, in un primo momento, non era stata accolta dal gip, che aveva fissato la discussione delle parti in camera di consiglio

L'ex rettore dell'Università del Salento Oronzo Limone

LECCE - Il gip del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, ha disposto l'archiviazione dell’inchiesta relativa alle spese sostenute dall'ex rettore dell'Università del Salento, Oronzo Limone, con i soldi dell'Ateneo salentino. La richiesta di archiviazione era stata avanzata dal sostituto procuratore Alessio Coccioli nelle scorse settimane. L'archiviazione, in un primo momento, non era stata accolta dal gip, che aveva fissato la discussione delle parti in camera di consiglio.

A dare avvio alle indagini fu una relazione redatta della Commissione d'inchiesta dall'Università, poi confluita nel fascicolo di indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo e raccolti in un’informativa di reato di ben 36 pagine, che portò all'iscrizione nel registro degli indagati di Limone ed altri cinque funzionari dell'Università del Salento con l'accusa di truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato. Una sessantina i viaggi “sospetti” effettuati dall'ex rettore e contestati dalla Procura in Italia e all'estero, dal 2004 al 2007, per una cifra vicina ai 66mila euro. Secondo la Procura, però, quei viaggi sarebbero stati realmente compiuti per partecipare a convegni e riunioni di lavoro.

Le memorie depositate dalle difese di Limone e degli altri indagati (funzionari dell'Ateneo salentino) avrebbero permesso, infatti, di ricostruire attraverso la presentazione di documentazione cartacea l’effettiva partecipazione alle missioni (molte delle quali a Roma). In un solo caso si sarebbe riscontrata un’irregolarità, da parte dell’ex rettore, nella compilazione della cosiddetta spesa giustificativa, ma si tratta di un episodio comunque già prescritto. L'accusa nei confronti di Oronzo Limone e degli altri cinque persone finite nell'inchiesta era di truffa aggravata. Gli indagati erano assistiti dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna, Pasquale e Giuseppe Corleto, Angelo Pallara e Giorgia Rollo.

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