Verso Lecce 2019: il centro storico, croce e delizia di un'aspirante capitale della cultura

Il "salotto buono" del capoluogo non è fatto solo dalle vie principali che in questi giorni pullulano di turisti. Il transito delle auto resta un problema molto serio mentre nei vicoli secondari abbondano le prove di maleducazione e sporcizia

Via Palmieri.

LECCE – Chissà il santo patrono cosa pensa da lassù, da quella colonna che domina la piazza e il centro storico da oltre tre secoli, dei suoi fedeli e di una città a vocazione turistica e culturale che, però, deve fare i conti con i problemi che la assillano e l’attanagliano. Tralasciando quella sorta di accampamento (a metà tra una sagra di paese e una fiera agricola e zootecnica) che sembra essere diventata piazza Sant’Oronzo, con una scelta discussa e discutibile, sono tanti i mali che affliggono uno dei centri storici più belli d’Italia e d’Europa.

Il principale è, senza dubbio, il gran numero di automobili che sfrecciano tra le strade del borgo antico e i monumenti del capoluogo salentino. I più stupiti, sotto questo punto di vista, sono proprio i tanti turisti che affollano Lecce in questi giorni di festa. Massiccia la presenza di vacanzieri provenienti dai paesi di stirpe germanica e dal nord Europa. Mentre cerca di districarsi con la mappa nel dedalo di vicoli e corti impreziositi da madonne votive e vecchi santi, una coppia di austriaci si chiede (in un inglese perfetto) come mai alle auto sia consentito il passaggio nel centro storico. Proprio mentre esternano questo loro dilemma, una macchina sfreccia dinanzi al teatro Paisiello come fosse la pista di Monza. Si guardano increduli e cercano di mettersi al riparo.

Del resto è una scena consueta per chi frequenta le vie del centro storico, dove il numero di auto che transitano è a dir poco spropositato. Il peggio (cui non c’è mai limite), è nelle giornate di pioggia, dove le buche e le voragini create dall’asfalto che un tempo ricopriva basolato e lastroni diventano trappole e pozzanghere per i pedoni, costretti a subire le cascate d’acqua sporca sollevata delle auto. Quell’asfalto, che in alcune strade ha seppellito e ricoperto secoli di storia e di un passato glorioso solo ad appannaggio delle auto, è ormai diventato una vera insidia per chi passeggia o utilizzata la bicicletta, che dovrebbe essere la vera vocazione per una città come quella barocca. “E’ un po’ come sputare in faccia – parafrasando una celebre canzone –, ai d’Angiò e ai d’Aragona, cancellare vie le tracce di una Lecce padrona”.

foto (2)-13-9L’installazione delle telecamere ai varchi, che limita l’accesso alle autovetture senza permesso dalle 6 alle 22, ha risolto ben poco il problema. Sarebbe forse più logico consentire l’accesso solo ai residenti o per motivi di lavoro o di carattere speciale. Idem per la sosta che in alcune zone diventa pressoché selvaggia (solo una parte ha il tagliando esposto), con scarso controllo. Praticamente nullo, invece, il riscontro nelle zone a traffico limitato, dove chiunque può avventurarsi senza alcun tipo di verifica. In questo modo le auto arrivano quasi a lambire (per poche centinaia di metri) la basilica di Santa Croce, ingabbiata in una rete metallica sine die e (forse) senza speranza, sotto lo sguardo triste di tanti turisti incantati da un capolavoro ineguagliabile.

Basta spostarsi dalle vie e dalle piazze principali per fare i conti con sporcizia e maleducazione: cassonetti dimenticati colmi di rifiuti, escrementi di cani, bottiglie abbandonate da avventori svogliati, carte et cetera. Un biglietto da visita poco edificante e una spiacevole sorpresa per i turisti che vogliono perdersi tra i vicoli del cento storico, fissando ammirati i palazzi impreziositi da figure allegoriche e stemmi nobiliari, antiche corti e archi, edicole votive e le tante chiese di un passato ricco di storia e di tradizione religiosa. Le feste, si sa, passano in fretta, ma la stagione estiva è già alle porte, così come quel 2019 che potrebbe segnare la svolta nella storia recente di una città che ha già dovuto fare i conti con alcune follie urbanistiche come il famigerato filobus. 

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