Vicenda doping dopo gara Benevento-Torino, archiviata indagine penale su Lucioni

I fatti risalgano al 2017 quando il difensore giocava con i campani. Il gip del tribunale di Benevento ha accolto la richiesta della procura e della difesa. Gli elementi raccolti non idonei a sostenere l’accusa in giudizio

LECCE - Buone nuove per il difensore Fabio Lucioni, ora in forza al Lecce, che può finalmente mettere in soffitta la vecchia vicenda legata alla presunta ipotesi di doping maturata in seguito all’utilizzo di un farmaco vietato, il Clostebol, contenuto in uno spray cicatrizzante utilizzato dal calciatore, su consiglio del medico sociale, per sanare una ferita riportata in allenamento. I fatti risalgono al 2017 quando il giocatore ternano era in forza al Benevento e il caso scoppiò in seguito ai controlli antidoping successivi alla gara del campionato di serie A tra Benevento e Torino. Per quella controversa storia Lucioni aveva scontato già una squalifica di un anno inflitta dalla giustizia sportiva. Nessun rilievo di natura penale invece per il calciatore che insieme al medico sportivo Walter Giorgione era stato indagato dalla sezione antidoping del comando dei carabinieri per la tutela della salute di Roma.    

Una vicenda che va in archivio presso il tribunale di Benevento dove il gip, Giuliana Giuliano, in linea con la richiesta avanzata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha ritenuto che gli elementi acquisiti nell’ambito dell’inchiesta non sono risultati idonei a sostenere l'accusa in giudizio. In base a tale valutazioni conclusiva il giudice delle indagini preliminari ha deciso di archiviare l'indagine e le accuse a carico di Lucioni, difeso dagli avvocati leccesi Francesco Spagnolo e Domenico Zinnari, e del medico Walter Giorgione, assistito dall’avvocato Vincenzo Sguera. A Lucioni, risultato positivo al controllo antidoping dopo la gara tra Benevento e Torino del 10 settembre del 2017, e al dottor Giorgione, erano stati contestati, rispettivamente, l'assunzione e la somministrazione del Clostebol, uno steroide anabolizzante “proibito in e fuori gara”, al fine di “alterare la prestazione agonistica” in occasione della partita giocata al “Vigorito” contro i granata.

Una circostanza sempre respinta con forza dal difensore, che aveva spiegato di aver adoperato quello spray su indicazione del dottor Giorgione, per curare una ferita al gluteo sinistro, senza essere a conoscenza dei possibili effetti dopanti e delle sostanze contenute nel medicinale. Anche nel corso del processo sportivo “l’innocenza” di Lucioni era stata confermata dal medico del Benevento che aveva ammesso di aver sbagliato a somministrare quel tipo di farmaco al calciatore.           

Gli avvocati difensori dell’attuale difensore centrale del Lecce, Francesco Spagnolo e Domenico Zinnari, dopo la notifica del’avviso di conclusione delle indagini preliminari, avevano presentato un’articolata memoria difensiva preso la procura campana sottolineando “l’insussistenza di alcun rilievo penale delle condotte contestate”. Nello specifico i legali leccesi evidenziavano il fatto che Lucioni avesse subito un infortunio nelle fasi dell’allenamento infrasettimanale e che la somministrazione del medicinale era stata operata dal medico sportivo del Benevento, il dottor Walter Giorgione, e che lo spray cicatrizzante cutaneo era stato utilizzato al mero fine di curare una banale ferita (al gluteo sinistro) subita durate l’allenamento. “Ovviamente se la presenza del Clostebol nel farmaco doveva necessariamente essere nota al medico, il quale seleziona in prima persona i farmaci da utilizzare per curare gli atleti” spiegano i legali, “al contrario alcuna possibilità di conoscere la presenza della sostanza residuava in capo al calciatore".

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