Vino sofisticato, dopo dieci anni arriva l'assoluzione per dodici imputati

La vicenda giudiziaria che colpì imprenditori del settore vinicolo e pubblici ufficiali.macchinazione sarebbe servita a bypassare il pagamento delle accise per una cifra complessiva di oltre 14 milioni di euro.Ma il processo ha racontato un'altra verità

LECCE - Dopo dieci anni è finita con un'assoluzione la vicenda giudiziaria che colpì imprenditori del settore vinicolo e pubblici ufficiali. Ieri, è terminato così il processo di primo grado scaturito dall'inchiesta sulla presunta associazione per delinquere finalizzata alla denaturazione irregolare dell'alcol, poi utilizzato per fini alimentari, soprattutto per sofisticare il vino.

Questa macchinazione sarebbe servita a bypassare il pagamento delle accise per una cifra complessiva di oltre 14 milioni di euro. Ma c'è dell'altro. Secondo le indagini condotte dalla guardia di finanza e dal pubblico ministero Consolata Moschettini, l'organizzazione avrebbe anche corrotto alcuni funzionari dell'amministrazione finanziaria per agire indisturbata.

Il processo, però, ha raccontato un'altra verità, tant'è che il collegio della seconda sezione penale presieduta dal giudice Michele Toriello ha accolto la richiesta formulata dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia, assolvendo i dodici  imputati con la formula “perché il fatto non sussiste” e per intervenuta prescrizione di alcuni reati. A uscire dall'aula con un verdetto favorevole sono stati: Sergio Palma, 50 anni, originario di Napoli, nelle vesti di legale rappresentante della  “Sial srl”, azienda con sede legale a Napoli e con uno stabilimento di produzione a Tuglie, il fratello Antimo, 60, e la madre Rosina D’Amodio, 85; Antonello Calò, 60, di Copertino, titolare della cantina vinicola "Calò Pietro" di Copertino, il fratello Giovanni Luca, 46, la sorella Cristina, 51, e il suo dipendente Palmiro Luigi Leo, 67, anche lui di Copertino; l'autista Giovanni Caiaffa, 74, di Lequile; il responsabile dello stabilimento di produzione a Tuglie Salvatore Donadei, 62, di Sannicola; Angelo Totaro, 60 anni, di Martano, Claudio Marti, 61, di Spongano, e Addolorata Ciarciello, 62, di Cavallino, in qualità di pubblici ufficiali in servizio presso l'Ufficio tecnico di finanza di Lecce.

I reati contestati, a vario titolo, erano di associazione a delinquere, adulterazione di sostanze destinate ad uso alimentare, violazioni al testo unico che riguarda le imposte sulla produzione e sui consumi, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio. Secondo gli investigatori, le analisi di laboratorio sul prodotto dichiarato consentirono di accertare la modifica delle caratteristiche organolettiche dell'alcol, quali sapore e odore, che erano assenti o presenti solo in tracce, così che risultava possibile, camuffando la loro presenza con adeguati accorgimenti, utilizzare il prodotto a fini alimentari.

In sei finirono agli arresti domiciliari e tra questi c'era Antonello Calò, accusato di aver commissionato a Sergio Palma, tramite Caiaffa, l'alcool etilico denaturato irregolarmente per sofisticare il vino da vendere a cantine sparse in tutta Italia.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Massimo Bellini, Francesco Vergine, Francesca Conte, Arcangelo e Luigi Corvaglia, Luigi e Roberto Rella, Michele e Giuseppe Bonsegna.

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