Violenta e brutale aggressione a un 33enne, arriva la condanna in abbreviato

Quattro anni e otto mesi per un 18enne a cui è contestato anche il reato di tortura. Gli altri due imputati giudicati in ordinario

LECCE – Primo verdetto nella vicenda giudiziaria per i tre ragazzi arrestati per la violenta aggressione ai danni di un 33enne di Porto Cesareo, avvenuta la sera del 29 novembre. Quattro anni e otto mesi la condanna inflitta dal gup Giovanni Gallo nel giudizio con il rito abbreviato per Kevin Soffiatti, 18enne di Porto Cesareo assistito dagli avvocati Cosimo D’Agostino e Ladislao Massari. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 8mila euro e un risarcimento da stabilire in separata sede.

Si aprirà invece il 6 luglio, dinanzi ai giudici della prima sezione collegiale, il processo a Lorenzo Cagnazzo, 27enne di Porto Cesareo, e Maikol Pagliara, 27enne di Arnesano (nome noto alle cronache giudiziarie), assistiti dagli avvocati Gabriele Valentini e Ivan Feola. I tre sono accusati di lesioni personali aggravate, sequestro di persona e tortura, e sono attualmente ancora in carcere.

La vicenda ruoterebbe intorno a un presunto furto da commettere nell’abitazione di uno degli indagati. Poco convincente, del resto, la teoria dei vecchi rancori tra la vittima e gli aggressori, così come il fatto che la genesi del pestaggio fosse da collegare alle presunte minacce inviate per interposta persona dal 33enne a due degli arrestati, per un presunto furto commesso a casa della madre (il primo movente raccontato dalla vittima).

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Campi Salentina e dei colleghi della stazione di Porto Cesareo. Tutto è iniziato la sera del 29 novembre. Soffiatti e Pagliara hanno raggiunto a bordo di una Golf un bar di Porto Cesareo dove il 33enne si trovava in compagnia di alcuni amici, chiedendogli di accompagnarlo per spostare una motocicletta da un’abitazione.

Seppur preoccupato e nonostante il parere contrario degli amici (cui ha riferito di cercarlo se avesse tardato), l’uomo si è messo alla guida dell’auto, con cui ha raggiunto una casa in costruzione sulla strada per Sant’Isidoro. All’interno, però, lo attendeva Cagnazzo, che ha colpito con un bastone la vittima al capo, tanto violentemente da fargli perdere i sensi. Per farlo riprendere il terzetto gli ha lanciato una secchiata d’acqua, poi è iniziato il pestaggio: calci, pugni e bastonate, tanto da lasciare schizzi di sangue su mobili e pareti.

Pagliara (da tempo costretto a muoversi su una sedia a rotelle) ha puntato una pistola alla testa del 33enne, dicendo che gli avrebbe sparato se avesse reagito. Poi, dopo avergli spinto con forza la testa in un secchio pieno d’acqua, hanno infierito sul 33enne, facendolo prima denudare e poi orinandogli addosso, il tutto ripreso dallo smartphone di Pagliara. Dopo circa mezz’ora il gruppo ha abbandonato il malcapitato, intimandogli di non raccontare a nessuno quanto accaduto, altrimenti ne avrebbe pagato le conseguenze.

Seppur ferito e sotto shock il 33enne ha chiamato con il suo telefono un amico, che lo ha raggiunto e accompagnato alla stazione dei carabinieri di Porto Cesareo, che hanno subito avviato le indagini. Il ferito ha raggiunto il pronto soccorso dell’ospedale "San Giuseppe" di Copertino, per essere successivamente trasferito al “Vito Fazzi” di Lecce, viste le condizioni critiche. I militari, dopo aver raccolto la denuncia del 33enne e le testimonianze delle persone presenti nel bar, sono risaliti all’identità dei tre.

In una corposa memoria la difesa ha confutato la ricostruzione temporale dei fatti avvenuti la sera del 29 novembre, evidenziando inoltre come alcune delle lesioni riportate siano difficilmente collegabili all’aggressione subita. I tre sono finiti in carcere il 4 dicembre, al termine di una indagine lampo e incisiva dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Campi Salentina e dei colleghi della stazione di Porto Cesareo. Un’aggressione brutale e violenta, consumata con particolare ferocia, in cui la vittima ha riportato una profonda ferita alla testa, fratture alle costole e alle dita, e lesioni gravi alla mandibola.

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