Molestie sessuali sui nipotini: condannato a 14 anni di reclusione

E’ il verdetto nel processo discusso oggi col rito abbreviato nei riguardi di un 71enne, in carcere dallo scorso novembre con l’accusa di aver abusato in casa di un bambino e di due adolescenti

LECCE - E’ arrivata la condanna dell’uomo accusato di aver molestato tre nipotini: quattordici anni di reclusione, il massimo della pena che poteva essere inflitta nel processo discusso col rito abbreviato (attraverso il quale l’imputato ottiene la riduzione di un terzo della pena).

Il verdetto emesso oggi nei riguardi del 71enne (di cui omettiamo le generalità per tutelare le vittime) dal giudice Sergio Tosi, in linea alla richiesta formulata dalla pubblica accusa, (rappresentata dal pubblico ministero Donatella Palumbo), ha riconosciuto anche la provvisionale di 20mila euro a una delle ragazzine (parte civile al processo con l’avvocato Francesca Soluri). Il resto del risarcimento sarà invece quantificato e liquidato in separata sede.

Stando all’inchiesta, condotta dal sostituto Maria Rosaria Micucci, l’anziano avrebbe molestato qualunque familiare, soprattutto chi ancora in tenera età non era capace di sottrarsi alle sue perversioni. Anni di violenze taciute dalle vittime per vergogna, per paura di rompere l’unità familiare, per il desiderio di dimenticare, di sperare nel cambiamento di un uomo che invece nel tempo sarebbe rimasto uguale, provocando nuove ferite. Ma poi è bastato il racconto di una di loro a dare coraggio a tutti gli altri, a far comprendere che tacere avrebbe solo esposto al rischio altri innocenti. Ed è stata una ragazzina, di cui l’anziano è zio acquisito, molestata quando aveva dodici anni nell’estate del 2018. Dalle indagini sono emersi altri casi datati nel tempo, ma per due, avvenuti tra il 2005 e il 2010, (rispetto ai quali il reato non era ancora prescritto) è stato possibile procedere d’ufficio. Si tratta di due nipoti, un maschietto, all’epoca dei fatti di cinque anni, e della sorellina di 13, dei quali il nonno avrebbe approfittato nel momento dei riposini pomeridiani nel suo letto matrimoniale, o mentre guardavano la tv sul divano, trovando anche come scusa, col più piccolo, che quei gesti servivano a migliorare le sue condizioni di salute.

Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso novembre, il giudice Antonia Martalò mise nero su bianco che fosse “assolutamente necessario impedire ogni tipo di rapporto fra l’indagato e gli altri componenti della famiglia. La gravità dei fatti e la esistenza di vincoli familiari fra abusante e vittime costituisce ipotesi di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza”. E, il Tribunale del Riesame, qualche giorno dopo, giunse alle stesse conclusioni confermando la misura.

L’imputato era difeso dall’avvocato Federica Conte.

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