Violenza sessuale sulla nipotina, zio condannato a 15 anni

Emesso il verdetto nei riguardi di un 51enne di San Pietro in Lama, accusato di aver abusato di una bambina di otto anni. Il difensore: “Sentenza ingiusta, la impugneremo in appello”

SAN PIETRO IN LAMA - Quindici anni di reclusione è il verdetto emesso nei riguardi di un 51enne di San Pietro in Lama, accusato di aver violentato la nipote di otto anni che era stata affidata a lui e alla moglie dal Tribunale per i minorenni. Per quegli abusi che sarebbero avvenuti per due anni, dal dicembre del 2008 all’agosto del 2010, nell’abitazione della coppia, è arrivata ieri la sentenza della prima sezione penale (presieduta dal giudice Francesca Mariano).

La Corte ha riconosciuto anche una immediata liquidazione del danno di 60mila euro in favore dei genitori della presunta vittima (oggi 17enne) parte civile al processo con l’avvocato Rita Perchiazzi.

Stando alle indagini condotte dal pubblico ministero Massimiliano Carducci, l’uomo avrebbe molestato la nipote spesso in condizioni di ubriachezza, oppure quando guardavano la tv insieme sul letto, anche due, tre volte la settimana. L’imputato si è sempre proclamato innocente. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

La difesa: “Una sentenza ingiusta”

Ha già annunciato il ricorso in appello l’avvocato difensore dell’imputato Paolo Maci, ritenendo la sentenza ingiusta perché solo dopo le conclusioni del pm che aveva chiesto l’assoluzione, il tribunale aveva disposto di riascoltare la minore già sentita in sede di incidente probatorio, durante il quale non sarebbe emerso nulla di rilevante nei riguardi dello zio.

“Riascoltare la minore è stata una decisione sbagliata. Dopo quattro anni non solo la stessa non poteva contraddire la denuncia sporta dai genitori affidatari – presenti in aula - sulla base delle sue asserite confidenze, ma la stessa ha fornito in sede di ascolto delle dichiarazioni per molti versi prive di logicità dal punto di vista fattuale, quindi inverosimili, e del tutto inidonee a scardinare, come pure è avvenuto, le sorti di un processo che si avviava ad una soluzione completamente diversa".

"Tra l’altro - conclude -, il Tribunale, evidentemente soddisfatto del risultato delle dichiarazioni, non solo ha ritenuto di non concedere all’imputato un termine a difesa ma ha rigettato anche la richiesta di ascoltare testi a prova contraria che avrebbero contribuito sicuramente a smentire ancora una volta e in maniera definitiva la parte offesa”, ha dichiarato il legale.

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