"Vite da pomodoro", storie di braccianti sfruttati. In manette il "caporale"

Costretti a lavorare per oltre 10 ore per una misera paga e un lurido giaciglio. Minacce e botte per chi osava ribellarsi. I lavoratori, tutti pakistani come il loro aguzzino, impiegati in un'azienda di Monteroni

Un'immagine della conferenza stampa.

LECCE – Per tanti l’estate è sinonimo di sole, mare, spiagge, vacanze e divertimento. Per l’esercito dei braccianti extracomunitari è semplicemente la stagione del pomodoro. Dal Foggiano al Salento l’oro rosso diventa un business redditizio e i braccianti i nuovi “schiavi” del terzo millennio, in cui ai campi di cotone si sostituiscono quelli di pomodoro.

L’ultima ordinaria storia di sfruttamento arriva da un’azienda agricola di Monteroni. Un viaggio nella miseria e nella sopraffazione, con i braccianti, quasi tutti di nazionalità pakistana, costretti a lavorare per 10 o 12 ore al giorno, con una paga che oscilla tra gli 80 centesimi e i 2 euro e mezzo (per i più fortunati) l’ora. I turni sono regolati dal sole, dall’alba al tramonto, sotto il caldo implacabile del Salento. Nei campi la temperatura supera i 40 gradi: la pelle brucia, gli occhi diventano rossi, la bocca diventa secca e la testa pesante, la schiena duole ma bisogna andare avanti. Senza pause e senza lamentele, con la paura di essere cacciati via e di perdere le ore già lavorate e l’unica fonte di guadagno.

Una misera paga cui va sottratto il costo del vitto, un piatto di farina e lenticchie (per l’acqua ci sono i pozzi), circa 25 euro al mese e, in alcuni casi, l’alloggio, un giaciglio lurido fatto di materassi buttati per terra o di coperte sudicie poggiate sui bancali di legno. Per gli irregolari, invece, l’unico alloggio disponibile è una botola con due o tre materassi ammassati “sotto terra”. Alla fine nelle tasche dei lavoratori rimangono circa 250 euro per 30 giorni di lavoro continui, dilazionati spesso in più parti.

A gestire questa triste realtà di vite votate alla sopravvivenza e fatica nei campi, dove i braccianti sono spesso equiparati alle bestie, un loro connazionale, Alì Zulfiquar, il “caporale”, un 35enne pakistano con il compito di gestire e (in alcuni casi) reclutare i lavoratori stranieri. E’ lui a decidere chi deve lavorare, l’importo della paga, le condizioni di lavoro e i costi di vitto e alloggio. Per chi non rispetta gli orari o osa ribellarsi (magari chiedendo un anticipo o un piccolo aumento) si passa dagli WhatsApp Image 2018-08-18 at 13.41.57-2insulti e le invettive alle botte.

A rompere questa spirale di sfruttamento e sopraffazione è stata la denuncia di due braccianti pachistani, stanchi di subire le angherie del caporale. Uno dei due ha pagato a caro prezzo le proprie richieste, con un violento pestaggio che gli è costato quasi 20 giorni di prognosi. Agli agenti della Squadra mobile (guidata dal vice questore Alessandro Albini) hanno raccontato le condizioni di vita e di lavoro all’interno di un’azienda agricola di Monteroni, dove erano impiegati nella raccolta e nel confezionamento dei pomodori. Da quella denuncia, raccolta solo pochi giorni fa, è partita un’indagine tanto rapida quanto efficace della polizia, che ieri sera ha portato all’arresto di Zulfiqar, finito in carcere per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Un’indagine lampo per salvaguardare le vittime e intervenire prima che si concludesse la stagione lavorativa.

Nel corso del blitz, con l’ausilio degli uomini dello Spesal dell’Asl di Lecce, gli agenti hanno trovato 32 lavoratori stranieri, tutti cittadini pakistani a parte uno originario del Gambia. Due di loro sono risultati non in regola (si tratta di richiedenti asilo) e nove senza contratto. Sono state inoltre rilevate gravi condizione igienico-sanitarie all’interno del casolare dove alloggiavano i braccianti, tra sporcizia e sostanze chimiche impiegate nei campi (senza le dovute prescrizioni). Denunciati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro anche i titolari dell’azienda agricola, marito e moglie, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti. Altri quattro lavoratori, sentiti come persone informate sui fatti, hanno già confermato quanto denunciato dai loro connazionali. La loro paura principale, oltre alle ritorsioni del caporale, quella di perdere il lavoro, unica fonte, seppur misera, di sostentamento. L’azienda è stata diffidata e proseguirà fino al completamento dell’attività in corso solo con quattro operai autorizzati, che ovviamente non potranno più alloggiare all’interno della stessa.

L’indagine della Squadra mobile dimostra come lo sfruttamento dei lavoratori nei campi e il fenomeno del caporalato siano ancora diffusi alle nostre latitudini, su cui vigilare e intervenire. I braccianti descritti da Levi o Silone oggi sono africani e pakistani. La giornata di un bracciante straniero è drammaticamente simile a quella di un lavoratore dei tempi di Giuseppe Di Vittorio, eroe delle lotte sindacali e storico segretario della Cgil, come se nulla fosse cambiato da allora. Immutato è rimasto il sistema del caporalato, che nelle campagne del Sud Italia, ed in particolar modo in Puglia, è una piaga antica. Un fenomeno endemico basato sullo sfruttamento della manodopera agricola considerata solo come forza lavoro. Ai caporali, spesso sfruttatori senza scrupoli, spetta il compito di reperire i braccianti da far lavorare come bestie nei campi in cambio di un misero guadagno. In passato questa piaga sociale riguardava prevalentemente gli italiani, i contadini. Con gli anni il bacino di reclutamento si è spostato pian piano sui cittadini stranieri giunti sempre più numerosi in Puglia.

Sono “vite da pomodoro”, come quelli che finiscono nelle nostre pizzerie, nelle conserve, nei piatti. Dietro quel sapore dolce c’è il lavoro massacrante di chi è costretto a vivere in casolari fatiscenti, senza servizi igienici, in cui la dignità diventa una chimera. I campi di lavoro tolgono ai braccianti anche l’ultimo scampolo di umanità.

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Commenti (24)

  • la Corruzione dilaga Speriamo nel Governo del Cambiamento Giallo verde che promise: " l'onestà andrà di Moda "

  • Ritengo giusto e doveroso dare la caccia e arrestare i caporali. Ma ancora più giusto e doveroso sarebbe dare la caccia e arrestare i padroni latifondisti che si servono degli stessi caporali invece di assumere legalmente i braccianti di cui hanno bisogno

  • qua si fa finta di fare qualcosa ma chi di dovere era consapevole delle attività svolta in maniera fatiscente , senza sicurezza per i braccianti agricoli e di concorrenza sleale atta solo ad ingrassare chi viola tutte le leggi a discapito dei piccoli contadini che oggi sono in pensione e le coltivazioni sono in mano a questi raccoglitori incalliti ed affamati,... come questa attività svolta come è stata svolta fino ad oggi , vanno monitorati esercenti che con le stesse caratteristiche di mandata osservanza delle regole e trattandosi di esercenti violano le suddette leggi in materia di inquinamento acustico, violano le norme sullo smaltimento dei rifiuti ivi polveri sottili che andrebbero aspirate in appositi silos con tanto di filtri invece vengono regolarmente sprigionate nell'aria mediante compressori d'aria, per non parlare di norme del codice della strada che vietano la sosta sulla carreggiata....... Bisogna -Serve più controlli serii regolari , e chi non si vuole adattare e fare il mafioso da strapazzo con la scusa del lavoro presso i controllori e poi si comporta come tale verso chi che sia , bene e inutile che ci prendiamo in giro, quando qualcuno si lamenta lo azzuffano e per primi si buttano gli sfruttati come quei raccoglitori che lavorano per una miseria e pervarrichire chi?

  • scusatemi...ma qualcuno parlava di pacchia.....o sbaglio..????

  • ci vogliono punizioni esemplari e costanti, oggi la notizia e poi come sempre tutto nel cassetto del dimenticatoio

  • L'Ispettorato del lavoro dové?

  • Assolutamente d'accordo con Falco.

  • Fuori i nomi di questi Mecenati.

  • E per i mandanti, solo una diffida per intermediazione illecita? Ma fatemi il piacere, diceva il grande Toto'. Dopo lo stormir di fronde....,punto e a capo. Se queste sono le pene per chi sfrutta, allora signori conviene fare i " magnacci " !

  • una cosa è certa che al loro paese avrebbero vissuto sempre meglio, anche se c'è la guerra bisogna andare nella direzione giusta

    • In Pakistan non c' è nessuna guerra

    • Dipende dal paese da cui provengono, non dimentichiamoci che parte di loro scappa dal machete, dagli AK47, mine antiuomo, bimbe negli asili ecc.ecc...non saprei dire cosa è peggio...

  • il nome dell'azienda è pomodori made in italy.

  • ci vuole istruzione aziendale per chi si vuole mettere in giuoco nel lavoro dei campi, agevolazioni da parte dello stato per i contratti di lavoro , per affrontare le spese e dare un prodotto ,controllato genuino e che soddisfa ogni parte in causa, .... una volta davano contributi anni or sono , soldi di integrazione o disoccupazione per i braccianti agricoli che lavorano solo tre a sei mesi che comprendeva , per lo più la raccolta, oggi nessuno più si interessa o sa come gestire una attività agricola , ... mancano le fondamenta ... ed il risultato si fan largo i malfattori, che fanno una concorrenza spietata degradante e ..... le immagini parlano da se..... I proprietari dei terreni anche li non si capisce , chi ha un terreno e non riesce a portarlo avanti da solo non esiste una ente o qualcuno che si occupa di affittarlo darlo a qualcuno che se ne occupi dietro un minimo di pagamento .... ma va bene abbiamo l'oro e non lo sappiamo sfruttare.

    • Avatar anonimo di Jacopo
      Jacopo

      il lavoro nei campi è sempre stato sfruttato

      • ci vuole istruzione , regole e soprattutto uffici che si occupano esclusivamente del settore agricolo, ...

  • Se le pene per aziende e caporali fossero severe e certe, il fenomeno si debellerebbe subito, confisca dei terreni e 30 anni di galera ai caporali, il fenomeno finirebbe subito. Fino a quando ci sono pene blande o inesistenti, domani quell’azienda avra’ di nuovo un altro caporale e degli altri schiavi da sfruttare.

  • Anche leccesi lavorano per 3€ l'ora, ma la colpa e dei Cinesi e della loro concorrenza sleale . Insomma questa è l'Italia che da sessantanni fa i progressi, Ponti che cadono,Rigopiano,treni che deragliano etc etc

    • E retorica a go go

      • E si vede che è giusta questa retorica!!! Siamo diventati l'Africa d'Europa! Grazie alla mera demagogia che alcuni chiamano democrazia io preferisco chiamarla Vomitocrazia! Ringraziandola sempre per questi sessantanni di progresso -.-"

  • i prossimi ...speriamo che ci ripensano prima di partire.(anche se non lo ritengo umano).

  • Mi sembra un un " film" già visto... Quindi...i deportati ci sono, gli schiavi ci sono compreso il "kapo", i lager... ops scusate i centri sono pieni...cosa manca ancora...ah già... le"docce"? Che bella accoglienza...

  • è il nome di questa azienda di Monteroni??? pubblicate il nome....

  • che schifo! Sfruttare esseri umani in questo modo è passibile da ergastolo!

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