Volo dalla scogliera e urto al di sotto: tragedia sfiorata a Sant'Andrea

Un giovane turista di 33 anni è stato soccorso dal 118 mare e portato in ospedale con sospette fratture. Aspetto che ha dell'incredibile: è successo nello stesso giorno, un anno dopo, in cui morì un 32enne calabrese

SANT’ANDREA – Stesso, identico giorno, esattamente un anno dopo. Era, infatti, il 3 settembre del 2017 quando un 32enne calabrese, residente a Livorno, in vacanza nella zona delle marine di Melendugno, cascò da un tratto della scogliera di Sant’Andrea, mentre stava facendo un’escursione con la bicicletta. Perse la vita dopo un volo di non meno di 12 metri e un impatto con gli scogli sottostanti.  

E se per quella vicenda è tuttora in piedi un’inchiesta della Procura di Lecce, nel pomeriggio s’è rischiata una nuova tragedia. Nessuna bicicletta, questa volta, ma forse un tuffo sbagliato. F.P., 33enne salentino, residente a Vienna, in vacanza con la famiglia, non avrebbe preso una rincorsa adeguata, volendo fare un tuffo da brivido da un’altezza considerevole, di circa 5 metri. E’ probabile che il giovane non sapesse nulla del fatto che proprio nelle vicinanze, un anno prima, un suo quasi coetaneo avesse perso la vita.

Così, durante il volo verso lo specchio d’acqua sottostante, è caduto malamente con spalla e braccio destro. Per sua immensa fortuna, la testa non ha sfiorato la roccia, o le conseguenze sarebbero state  indicibili. Visto in difficoltà dagli altri bagnanti, è stato subito richiesto soccorso. Si sono immediatamente recati sul posto gli operatori del 118 mare con la moto d’acqua, seguiti dai loro colleghi del soccorso comunale.

Il ferito è stato imbracato e trasferito verso la vicina spiaggia di Sant’Andrea, il luogo ritenuto migliore per l’approdo, viste le correnti di oggi, che avrebbero comportato qualche difficoltà nel raggiungere il porto di San Foca. Una volta sull'arenile, è stato preso in consegna dai sanitari giunti con l’ambulanza e trasferito presso l’ospedale di Scorrano in codice giallo. Aveva diversi tagli e si ipotizzavano due sospette fratture. In realtà, ha subito una lussazione.

Video: il salvataggio con l'acquascooter

Un miracolato, si può, dire, ma la vicenda riporta nuovamente all’attenzione generale la pericolosità di diversi punti della scogliera di alcune marine di Melendugno che sono comunque facilmente raggiungibili, visto che non esistono veri e propri impedimenti, sebbene non manchino cartelli che avvisano dei pericoli. Nel caso in questione, si tratta di un punto interdetto alla balneazione e come tale segnalato, adiacente al faro di Sant’Andrea. *

* A parziale rettifica della versione precedente, non è lo stesso punto in cui morì il 32enne calabrese.

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Commenti (9)

  • Le cose si risolvono in maniera molto semplice: quando si verificano simili eventi bisogna far pagare tutte le spese mediche, di soccorso, etc., ai cretini che pensano di essere invulnerabili.

    • Assolutamente d'accordo ;-)

  • Se dovessimo occuparci di prevenire l'idiozia giovanile che affligge queste generazioni, prevenire qualsiasi cavolata fatta da un giovane e stolto turista, TUTTO il Salento sarebbe recintato . Non è che si possono mettere le barricate per prevenire gli stolti, a parte il fatto che troverebbe un altro posto dove esercitare, c'è anche il fatto che i maggiorenni sono RESPONSABILI delle proprie azioni, nel bene e nel male. Uno che si tuffa a li, senza conoscere i fondali, ha bisogno di maturare e diventare adulto, non di essere avvisato.

  • Ma è possibile che si sia perso completamente il senso della propria sicurezza? Per carità, i cartelli possono esserci o non esserci, ma una persona normale dovrebbe capire dove c'è o non c'è il pericolo, soprattutto quando si trova in un ambiente diverso da quello abitualmente frequentato! Non è che si possa correre appresso a tutti a chiedere se è esperto del luogo, se ha calcolato bene i rischi! Sia al mare che in montagna non si può pensare che sia tutto facile come entrare in gelateria! E che diamine! Ci sono luoghi dove è opportuno che ci siano segnalazioni, sperando che vengano lette, ma ci sono luoghi dove il naturale esercizio del buon senso dovrebbe bastare a tenersi lontani dai pericoli. Certo che se la prudenza lascia il campo all'esibizionismo, alla dimostrazione di essere i più coraggiosi (cretini), al fare mostra di sé come si fosse sul set cinematografico, le disgrazie sono in agguato! Tanta solidarietà a chi è vittima di incidenti imprevedibili, un po' meno a chi va a cercarsela!

  • infatti. Non mi sembra che "le bianche scogliere di Dover" siano recintate. C'è bisogno dei cartelli per capire che prendere la rincorsa per buttarsi di sotto, può costare la vita?

  • La costa è sempre stata lì. Non è che la possono spianare solo perché qualche genio della domenica decide di fare di testa sua, senza seguire il benché minimo criterio di sicurezza. Così come, ad esempio, montagne e fiumi sono sempre stati lì, nel posto dove li troviamo. Non è che si possa spianare le montagne e deviare i fiumi solo perché ci sono degli sprovveduti, tanto sprovveduti, da far concorrenza ai bambini dell'asilo.

    • chiudiamo le montagne.

    • A chiudere la zona? Ma di cosa sta parlando? Si è tuffato in un punto molto pericoloso... mica è caduto per sbaglio! Se dovessimo chiudere tutte le coste di tutto il mondo nel caso in cui qualcuno non si sa tuffare e fa errori stiamo freschi... sta al buon senso delle persone tuffarsi dove possono farlo e se sbagliano sono problemi loro.

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