Disseccamento ulivo: il Salento lasciato a se stesso, vivaisti sul precipizio

La decisione del comitato permanente europeo se da una parte, almeno nella provincia di Lecce, scaccia l'incubo di abbattimenti indiscriminati attorno alle piante infette, dall'altra preannuncia misure molto rigide sul commercio delle piante

LECCE – All’indomani dell’adozione della decisione sulle azioni da intraprendere contro la diffusione del batterio della Xylella fastidiosa da parte del comitato europeo permanente sulle fitopatologie, fioccano le reazioni, da parte degli attori interessati in prima battuta, come agricoltori e produttori, ma anche da parte del mondo politico.

Da quel che emerge dalla lettura delle poche righe che compongono il comunicato dell’Unione Europea ci sono due aspetti rilevanti, che rappresentano le facce di una stessa medaglia. Il primo riguarda la presa d’atto che non si è concretizzato il temuto inasprimento delle misure irreversibili, come l’abbattimento, nella fascia di eradicazione, quella cioè posta al confine con le province di Brindisi e Taranto.

Resta confermata l’eradicazione delle piante infette, ma non quella, che si paventava automatica, delle piante anche sane che insistono nel raggio di 100 metri da quella effettivamente colpita dal batterio. Tale automatismo scatterà invece nei nuovi focolai, da Oria in su, come è stato precisato a tutti gli stati membri nelle consapevolezza che il pericolo sia imminente, in gran parte del Vecchio Continente.

Questo orientamento da una parte riduce al minimo il numero delle piante da sacrificare – secondo una strategia emergenziale che però lascia in sospeso tutti i dubbi sul nesso tra la presenza del batterio e il complesso del disseccamento dell’ulivo -, dall’altra dà l’impressione di voler abbandonare il Salento leccese alla sua solitudine: detto in altre parole, sarà molto complicato far arrivare alle nostre latitudini risarcimenti o sussidi per i danni subiti. Ed è ipocrita tacere la considerazione che una parte delle prese di posizione adottate in questi mesi di quotidiana discussione, tendeva esclusivamente a conseguire obiettivi di tipo economico lasciando da parte questioni rilevanti come la ricerca.

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L’altro punto dirimente riguarda l’annuncio di misure rigide rispetto alla movimentazione di numerose specie di piante, ornamentali e da frutto, come la vite e molte altre. Nell’attesa di conoscere i dettagli, il comparto florovivaistico pugliese, già messo a dura prova dai provvedimenti già adottati, si sente sull’orlo di un precipizio dal quale, una volta caduti, sarà impossibile risalire. 

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