Violentata a 10 anni nella villetta estiva, inflitta una dura condanna per lo zio

L'uomo, 76enne, avrebbe compiuto abusi sulla nipotina in almeno due casi in una sua abitazione in una marina di Nardò. Nel 2005 era già finito sotto processo

LECCE - Sette anni e sei mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e dagli uffici di tutela e curatela, più 50mila euro di risarcimento danni per ciascuna delle parti civili, cioè il padre e la madre di una ragazzina, all’epoca dei fatti (era il 2011) di appena 10 anni.

Una condanna ferma e pesante nella sostanza (sebbene il sostituto procuratore, Emilio Arnesano, avesse chiesto persino di più: otto anni), quella emessa dai giudici della prima sezione collegiale, composta da Gabriele Perna (presidente), Francesca Mariano e Sergio Tosi, a carico di un 76enne, zio paterno della vittima, accusato di violenza sessuale aggravata. Vi sono ora trenta giorni per il deposito della motivazione.

I fatti finiti sotto la lente, dopo una denuncia presentata dalla madre - la prima ad accorgersi di tutto -, risalgono all’estate di circa cinque anni addietro. Almeno due i casi, entrambi consumatisi in un’abitazione estiva di proprietà dell’uomo, in una marina di Nardò.

Il primo, risale a giugno. Avrebbe stretto la nipote, cogliendola di sorpresa, palpeggiandone le parti intime, con la piccola che si divincolò, senza però riuscire subito a sottrarsi dalla morsa. Ad agosto il secondo episodio. Presentatasi una nuova occasione di rimanere da solo con lei, l’uomo le avrebbe stretto all’improvviso il polso, obbligandola poi a toccarlo in basso.

Nell’ultima udienza prima delle sentenza, che s’è svolta a i primi di dicembre, è stata acquisita la consulenza della psicologa Romana Cretazzo, consulente della Procura,  che si è aggiunta a quella depositata qualche tempo prima dalla collega Antonella Mendolia. E, dal confronto fra perizie, è emerso come il racconto della giovane vittima fosse da ritenersi più che attendibile,  considerando un’adeguata capacità di distinguere stimoli esterni dalle fantasie, senza distorsioni nella percezione e nella rappresentazione degli eventi. Nel corso dei racconti forniti della ragazza, non sono mancati stati spontanei di sofferenza e reazioni di paura, che hanno consolidato il giudizio delle consulenti sulla loro fondatezza.

La madre, che raccolse le confidenze e fece emergere tutta la cruda vicenda, s’è costituita parte civile insieme alla bimba, con l’avvocato Massimo Zecca, mentre il padre con l’avvocato Francesco Vergine. L’imputato era difeso dall’avvocato Giuseppe Bonsegna. In ultimo, va detto che già nel 2005 l’uomo finì sotto processo per casi analoghi, con una condanna a un anno di reclusione, pena scontata ai domiciliari. 

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Commenti (3)

  • basterebbe una condanna di 10 anni da scontare tra i criminali incalliti.

  • Castrazione. ..È malato. ..!

  • Ma con quale coraggio questi avvocati difendono queste bestie.ah si..il danaro.

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