2006: giù il comparto agricolo, sale l'edilizia

Diramati nei giorni scorsi i dati della Camera di commercio di Lecce sulla natalità e la mortalità delle imprese salentine. Positivo l'artigianato, diminuiscono i fallimenti

Tempo di bilanci per la Camera di commercio: al 31 febbraio 2006, sono risultate 75mila 533 le aziende registrate, per un complessivo di 84mila 879 localizzazioni. Il pari è risultato pari a 572 imprese, scaturito dalla differenza tra 5.252 nuove iscrizioni e 4.680 cancellazioni nel periodo gennaio-dicembre. Il tasso di crescita, dunque, è stato pari a 0,76 per cento, superiore al dato medio regionale (0,46 per cento), ma più contenuto rispetto alla media nazionale (1,61 per cento).

Il comparto agricolo è quello che ha segnato la più marcata e netta riduzione delle unità produttive che nel corso del 2006 (- 481), con un tasso di crescita negativo pari a -3,70 per cento. I migliori risultati si sono evidenziati nel settore delle costruzioni, che ha realizzato 227 nuove realtà produttive e un tasso di crescita pari a 2,51 per cento.

Il manifatturiero ha chiuso l'anno con una perdita di 193 imprese e un tasso di crescita pari a -2 per cento. I settori che hanno riportato il maggior numero di cancellazioni sono il tessile (-48), l'abbigliamento (-29) e il calzaturiero (-10). Anche il comparto del legno, inclusa la fabbricazione di mobili, ha registrato una perdita complessiva di 59 unità; mentre quello della fabbricazione di prodotti in metallo ha chiuso l'anno con un passivo di 29 imprese.

Il settore commerciale annovera 453 cancellazioni e un tasso di sviluppo negativo dell'1,9 per cento. Sostanzialmente - secondo quanto evidenziato dalla Camera di commercio di Lecce - è il gruppo imprese non classificate ad annoverare 1.678 nuove imprese nate nell'anno, con un saldo positivo di 1.450 unità e un tasso di crescita del 27,24 per cento. Si tratta di quelle imprese, o meglio quelle società, sia di persone che di capitali, iscrittesi nel registro ma che non hanno comunicato l'inizio dell'effettiva attività, presupposto necessario per venire classificate in un determinato settore economico.

Confrontando la struttura imprenditoriale della provincia salentina dell'anno 2000 con quella attuale, la Camera di commercio sostiene in quest'arco temporale tutti i settori produttivi hanno registrato una crescita, eccezion fatta per il comparto agricolo che è passato da 16.339 imprese registrate nell'anno 2000 a 12.520 nel 2006, con una variazione percentuale pari a -23,37 per cento. Conseguentemente il peso dell'agricoltura sullo stock delle imprese è passato dal 24 per cento (2000) a poco più del 16 per cento (2006).

Anche il comparto della pesca ed il settore estrattivo hanno registrato nel periodo in esame una perdita di imprese, tuttavia - specifica l'Ente - non si tratta di settori economicamente rilevanti per l'economia della provincia, trattandosi di un numero esiguo di imprese.

Il comparto artigiano, che rappresenta oltre il 25 per cento del totale imprese, ha chiuso il 2006 positivamente con un saldo di 213 nuove imprese e un tasso di sviluppo dell'1,11 per cento, superiore a quello dell'anno precedente. Come già considerato a livello nazionale, la crescita del comparto è da imputarsi esclusivamente all'edilizia. Senza l'apporto del settore delle costruzioni - spiega al Camera di commercio - la differenza tra imprese iscritte e imprese cancellate sarebbe stata negativa: la crescita, infatti, è concentrata esclusivamente nel settore edile cresciuto in dodici mesi del 4,9 per cento (+311 imprese).

I fallimenti dichiarati nell'anno 2006 nella provincia di Lecce sono stati 124, in diminuzione (-31 per cento) rispetto al 2005 (179 fallimenti). Il 39 per cento dei fallimenti riguarda il commercio (complessivamente 48 imprese fallite), che si concentrano soprattutto nel commercio al dettaglio (25), in particolare commercio al dettaglio di alimentari e bevande (6) e articoli di abbigliamento (8); altri 20 si riferiscono ad imprese del commercio all'ingrosso e 3 al commercio di auto e accessori di autoveicoli.

Nel comparto manifatturiero si registrano 30 imprese fallite (24 per cento del totale fallimenti), dei quali circa la metà (14) riferita al TAC: più precisamente 4 imprese nel tessile, 7 nel comparto abbigliamento e 3 nel calzaturiero.
Al settore dell'edilizia sono riconducibili 25 imprese fallite; 8 imprese sono riconducibili alle attività immobiliari, informatica e attività connesse, servizi alle imprese.

Analizzando la natura giuridica si evince che ben 78, il 63 per cento delle imprese fallite, sono società a responsabilità limitata, 23 sono società per accomandita semplice e 16 ditte individuali. Il 45 per cento delle imprese fallite hanno mediamente tre ani di vita , un altro 45 per cento ha in media dieci anni di vita; tali percentuali decrescono con l'aumentare dell'età media delle imprese.

Analizzando, invece, il capitale delle imprese fallite, ben 97 (il 78,2 per cento) hanno un capitale inferiore a quindicimila euro, 17 un capitale compreso tra i quindicimila e i centomila euro, 10 imprese un capitale superiore ai centomila euro.

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