Assenteismo alle stelle. E lo chiamavano Grande Salento

La fotografia del Sole 24 Ore è impietosa: nella classifica italiana Lecce è al 13esimo posto in fatto di allontanamento dal lavoro. E ancora scottano i recenti casi di Gallipoli e Nardò

assenze dipendenti
E oggi un permesso, e domani le ferie, e poi la tosse, la febbre, il dente del giudizio, la pubalgia, la lombosciatalgia, la gengivite, la sinovite, eccetera, eccetera, eccetera. Se sorprende un po', diciamocelo, che la teutonica Bolzano occupi la prima posizione per assenze dal posto di lavoro nel pubblico impiego, dispiace, e non poco, che Lecce sia in 13esima posizione, in Italia. Con addosso la maglia nera pugliese. Fonte Istat, classifica stilata dal Sole 24 Ore.

Eppure, ogni giorno ci viene dipinta una realtà diversa, in netto rilancio e più funzionale rispetto all'oscuro passato. Lo chiamano Grande Salento, questo rigurgito di libertà e indipendenza, questa voglia di riscatto economico e sociale, questo cavallo di battaglia sul quale stanno salendo in tanti, trottando con fierezza verso nuove, avveniristiche mete.

A tutti piacciono le battaglie utopistiche. Le utopie sono il succo della vita, i grandi sogni aiutano a vivere, a volte a sopravvivere. Ecco, il Grande Salento, con i suoi brillanti progetti di raccordo fra province, l'aeroporto che dovrà essere così, le comunicazioni stradali che dovranno essere cosà, le università che dovranno unificarsi colì, sono tanti bei voli onirici che cozzano un po' con la realtà. E la realtà dei fatti, in questo caso, si traduce in un disimpegno dalle proprie mansioni da parte di tanti impiegati di enti pubblici del quale risente la vita quotidiana di centinaia e centinaia di cittadini-contribuenti.

A cosa sia dovuta questa tredicesima posizione nella scala dell'italico assenteismo, non si sa. Forse il leccese, il salentino in genere, è cagionevole di natura, facile preda di acciacchi e per questo più soggetto a lunghe degenze. Sta di fatto che Gallipoli e Nardò, alla fine del mese scorso, hanno fatto mormorare l'Italia, con i loro 57 impiegati comunali denunciati dopo intervento dei carabinieri, sollecitati dai cittadini imbestialiti dal trovarsi di fronte sportelli chiusi e scrivanie vuote.

Una cosa è certa: dall'efficienza della macchina burocratica si misura la rispettabilità di una città, di una provincia, di una regione. Perché non si vive di chiacchiere politiche, ma delle capacità degli esseri umani.

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