Cannabis, via le infiorescenze dai distributori. Ma per gli altri prodotti vendita libera

La decisione della Corte di Cassazione mette a rischio la tenuta delle aziende del comparto che provano a reagire: biscotti, bevande, alimenti anche ai minorenni. Coldiretti Puglia preoccupata per gli investimenti e per l'occupazione

LECCE – La decisione della Corte di Cassazione di considerare illecita la vendita di infiorescenze della cannabis (e dell'olio) rischia di azzoppare un settore in rapida espansione e di avere riflessi negativi sull’occupazione. Coldiretti Puglia non nasconde i suoi timori all’indomani del pronunciamento dei giudici ma, allo stesso modo, ricorda che la trasformazione della canapa non riguarda solo prodotti per il fumo, ma investe un ambito molto più esteso.

Con la pianta, infatti, si preparano biscotti, tisane, pasta, cosmetici, mattoni isolanti, carta, pellet per il riscaldamento. Tutti prodotti che non hanno nulla a che vedere con le infiorescenze contro cui si è abbattuta la scure della sezioni penali unite della Cassazione.

L’associazione di categoria ricorda che in Italia, in cinque anni, è aumentata di dieci volte la superficie di terreni a canapa. Fino agli anni ’40 l’Italia era il secondo produttore mondiale, ma poi l’orientamento degli Stati Uniti e di conseguenza, del mondo occidentale, virò sulla messa al bando di canapa e vennero sottoscritti impegni internazionali contro gli stupefacenti.

Intanto, le aziende interessate, si mobilitano per cercare di reggere il colpo: quella che ha in gestione, ad esempio, i distributori automatici che nel dicembre scorso furono oggetto di polemica e di dibattito perché posizionati a pochi metri da scuole secondarie superiori, ha deciso la contromossa: eliminate le infiorescenze, si passa alla vendita libera – e non più limitata ai maggiorenni – di bevande, alimenti alla cannabis e prodotti non contemplati dal pronunciamento della Cassazione che riguarda le “produzioni con efficacia drogante”.

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Non sembrano dunque necessariamente destinati alla chiusura gli shop dedicati ai derivati della cannabis, almeno per il momento. La decisione della Cassazione è stata accolta con soddisfazione dal neo eurodeputato leghista Andrea Caroppo: “Vendere al dettaglio liberamente derivati della cannabis è reato. Aveva ragione il ministro Salvini: ora occorre chiudere negozietti e rimuovere distributori automatici, cominciando da quelli malevolmente installati vicino alle scuole”.

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