Caso Filanto, faccia a faccia tra Venuti e lavoratori

Incontro nella sala consiliare del Comune con il sindaco per affrontare la questione dei tagli al personale annunciato dall'azienda casaranese. Domani pomeriggio l'assemblea fissata dai sindacati

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Un incontro immediato con la proprietà Filanto, le parti sociali, i rappresentanti istituzionali di Provincia, Regione, Governo, gli altri sindaci del territorio, per comprendere gli esatti contorni della crisi che investe il gruppo casaranese leader nel settore della produzione calzaturiera. Questa la principale risultanza dell'incontro che ha ha visto faccia a faccia il sindaco di Casarano, Remigio Venuti e il suo vice Gabriele Caputo con una folta delegazione di lavoratori delle imprese del Gruppo Filanto colpiti dalla decisione aziendale di ridurre le manovie di montaggio dalle attuali dieci a due, preannunciando la necessità di procedere a massicci licenziamenti. Nel corso dell'assemblea di questa mattina si è anche predisposta l'attivazione di un tavolo di coordinamento territoriale per monitorare l'andamento della situazione e individuare eventuali percorsi alternativi. Questi gli impegni che l'Amministrazione comunale di Casarano che attende il confronto diretto con i vertici aziendali fissato nell'assemblea convocata per domani pomeriggio, alle 16, dai sindacati nell'Auditorium Filograna di Casarano. Lavoratori con l'acqua alla gola. La spada di Damocle del licenziamento è dietro l'angolo, così come la debacle sociale, giorno dopo giorno, diventa sempre più concreta. E mentre istituzioni e sindacati sono già mobilitati, i lavoratori non intendono concedere tregua. Sono quasi in 400 a temere per il loro futuro occupazionale, e per un territorio "affamato" di posti di lavoro qual'è il Salento, non è certo uno scherzo.

Per l'amministratore unico della Filanto, Antonio Sergio Filograna non ci sono al momento alternative plausibili. Il piano di ristrutturazione aziendale alla luce della situazione del settore calzaturiero, letteralmente al collasso, impone tagli e snellimento delle maestranze troppo onerose. Oltre 300 gli esuberi, circa sessanta i cassintegrati e poi tutti i contratti a tempo determinato non più rinnovabili in questo particolare momento. Lavoratori esasperati e pronti alla mobilitazione generale e al blocco forzato di strade e ferrovie. Venti di guerra alimentati dalla disperazione. E non solo. I lavoratori della Filanto sono convinti che la crisi ventilata dai vertici aziendali non sia, in realtà, imputabile ad "un calo di commesse, quanto piuttosto alla volontà aziendale di delocalizzare l'intero processo produttivo agendo sui bassi costi e sui bassi salari".

E ancora: "Ci troviamo da un giorno all'altro senza lavoro, e senza alcuna possibilità di una riqualificazione professionale per poter cercare nuovi sbocchi", hanno ricordato al sindaco e al vicesindaco i lavoratori presenti nella sala consiliare "noi 300 che futuro abbiamo? Molti di noi hanno tra i 40 e i 50 anni, senza pensione e senza lavoro. A meno che non sia quello in nero. Ma che prospettiva di vita, e di famiglia, può mai essere?".

Il sindaco Venuti dal canto suo ha rammentato che: "l'amministrazione comunale non ha né mezzi né poteri per intervenire in una situazione del genere. Tuttavia è nostra intenzione agire tutte le possibilità a nostra disposizione perché gli effetti di questa crisi siano il meno possibile devastanti, e perché i lavoratori non si sentano abbandonati in un momento così cruciale e delicato. So per esperienza", ha aggiunto Venuti, "come una situazione del genere si ripercuota poi negli ambiti familiari, molto spesso determinando crisi, fratture, situazioni insanabili. La mia esperienza di sindaco si è inaugurata nel '99, proprio quando il Tac iniziava a dare segni di evidente cedimento, aprendo un falla irreversibile. Ovviamente non è in nostro potere fronteggiare scelte e difficoltà aziendali determinate da contesti globali, e però intendiamo fare tutto quel che è in nostro potere almeno per fronteggiarle".

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