La crisi non arretra: ad aprile cala il ricorso agli ammortizzatori sociali

Le ore di cig autorizzate dalle imprese sono state 74mila: il 27 per cento in meno. Giannetto, Uil: "Unica soluzione in politiche attive del lavoro per creare buona occupazione"

Foto di repertorio: gli interni di un'azienda

LECCE – I dati di Uil Lecce sulla cassa integrazione confermano le peggiori aspettative sulla crescite dell'economia locale: siamo alla stagnazione completa.

Il mese preso in esame è quello di aprile 2019: le ore di cig autorizzate dalle imprese salentine sono state 74mila; il 27 per cento in meno rispetto a marzo.

Le richieste dell’ammortizzatore sociale riguardano esclusivamente la cig ordinaria, per una maggiore sofferenza delle aziende edili e industriali.

Nel primo quadrimestre dell’anno in corso, sono state autorizzate complessivamente 403 mila 877 ore di cassa integrazione, il 37 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 (642 mila 469 ore): nel dettaglio, da gennaio ad aprile, aumenta del 6,4 percento il ricorso alla cig ordinaria, mentre diminuiscono cig straordinaria (-98 percento) e in deroga -100 percento, quest’ultima ormai destinata all’esaurimento.

A livello pugliese, si registra un netto incremento di richieste nel settore industriale (+48,8 percento) ed edile (+55,9 percento), mentre risultano in calo per artigianato (-100 percento) e commercio (-65,5 percento).

Grazie a questo strumento di integrazione salariale, nei primi quattro mesi dell’anno è stato possibile conservare oltre 12 mila posti di lavoro in Puglia, circa 3mila in più rispetto allo stesso periodo del 2018.

Il segretario generale di Uil Lecce si dice preoccupato soprattutto per l’incremento di domande nel settore edile e industriale, segnale di un territorio ancora in sofferenza, che si affanna a uscire da una crisi epocale: “C'è un bisogno urgente di politiche attive capaci di creare buona occupazione, cioè sana e stabile, a cominciare dalla riapertura dei tanti cantieri, piccoli e grandi, fermi al palo a causa di lungaggini e cavilli burocratici. Investire sulle opere pubbliche, infatti, avrebbe un doppio effetto positivo: creare posti di lavoro in tempi brevi e dotare il territorio di infrastrutture moderne in grado di connettere le nostre imprese con i mercati settentrionali ed esteri, rendendole così sempre più competitive e attrattive”.

“L’assenza di politiche di crescita – prosegue il segretario Uil - si riflette pesantemente sul sistema produttivo ed occupazionale, con un aumento dei disoccupati (+6,5% domande Naspi) e con la riduzione di nuovi rapporti di lavoro attivati (-9,3%) a livello nazionale. Per questo la Uil ribadisce la necessità di investimenti, confronto ed un piano reale di sviluppo per il Mezzogiorno”.

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