Crolla la cassa integrazione a settembre: aziende in sofferenza ed esuberi

I dati della Uil confermano il drastico calo: dall'inizio dell'anno autorizzate un milione e 68 mila ore in meno. Per il segretario questo non è un segnale di ripresa dell'economia

Foto di repertorio: una manifestazione in prefettura

LECCE - Settembre registra un ennesimo calo, ma particolarmente consistente, delle richieste di ore di cassa integrazione. Le aziende salentine ricorrono sempre meno a questo strumento. E a dimostrarlo, dati alla mano, è la Uil di Lecce.

Il 9° rapporto del sindacato, elaborato dal servizio politiche attive del lavoro, spiega che dall’inizio dell’anno si sono messi in salvo 7 mila e 525 posti di lavoro, grazie al ricorso a questo ammortizzatore sociale.

Il calo, però, è evidente ed è allineato sia alla media pugliese (-61 percento), sia a quella nazionale (-38,7 percento): da gennaio a settembre sono state infatti autorizzate 1 milione e 68 mila ore, pari al 43 percento in meno rispetto al 2017.

Nel dettaglio, la cassa ordinaria è calata del 31 percento, quella straordinaria del 33 percento e quella in deroga del 95 percento. Anche confrontando i dati di settembre 2018 con quelli dello stesso mese del 2017, si nota un crollo vertiginoso, pari a -87 percento: sono 19 mila 699 le ore autorizzate il mese scorso, contro le 161 mila 918 registrate a settembre 2017.

“La diminuzione è evidente, nonostante la fondamentale importanza di questo ammortizzatore sociale nella tutela dei posti di lavoro”, commenta il segretario generale Ui, Salvatore Giannetto.

Il sindacalista riconduce il crollo della cig all’abolizione della cassa in deroga e ad un aumento dei costi di accesso per le imprese per quella ordinaria e straordinaria.

“Da una parte – piega -, la timida ripresa in atto traina le imprese più competitive determinando una minore richiesta di cassa integrazione; dall’altra, però, i dati segnalano la sofferenza di quella larga parte del nostro sistema produttivo non ancora uscito dalla crisi che ha terminato i periodi di cassa integrazione previsti dalla riforma introdotta dal Jobs Act, con conseguente apertura delle procedure di licenziamento che trovano riscontro nell’aumento delle domande di Naspi”.

«All’interno di questo quadro – prosegue il segretario Uil - vanno nella giusta direzione i primi orientamenti del ministero del Lavoro, da noi più volte sollecitati, circa l’ampliamento dei periodi di cassa integrazione in favore di quelle aziende che stanno gestendo complesse fasi di riorganizzazione e la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione di attività, anche in presenza di procedure concorsuali”.

Il segretario della Uil ammonisce, però, sui rischi del gioco in difesa. E invita il governo a compiere un salto in avanti, quindi a creare occupazione e investire in politiche attive di sviluppo.

“Un altro obiettivo – conclude - deve essere quello della qualità del lavoro, puntando sul tempo indeterminato e facendo costare di più quello determinato, prevedendo interventi strutturali e non a spot, per porre un argine al precariato dilagante che ha invaso il nostro tessuto economico”.

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