Contro il disseccamento, olivicoltori puntano sul leccino. E sfidano il divieto di reimpianto

Illustrati dal comitato “Voce dell’ulivo” i dati di un monitoraggio condotto su circa 9mila piante: le cultivar leccino e frantoio non presentano in nessun caso i sintomi che stanno invece aumentando esponenzialmente su ogliarola e cellina

Un leccino sano tra numerose piante della cultivar ogliarola.

LECCE – I produttori olivicoli che fanno riferimento al comitato "Voce dell’Ulivo" sono pronti a violare il divieto di reimpianto imposto dalle disposizioni europee recentemente ribadite. Lo hanno detto chiaramente questa mattina, nel corso di una conferenza stampa convocata a Palazzo Adorno per illustrare i risultati di un monitoraggio condotto su circa 9mila alberi di ulivo, i cui riscontri confermano quanto già intuito dal professor Donato Boscia del Cnr di Bari: la varietà di leccino (perché simile al leccio) è immune dal complesso del disseccamento rapido.

Nessuna delle oltre 5mila piante di questa particolare cultivar osservate nei giorni scorsi, infatti, presenta la sintomatologia che, invece, sta aumentando esponenzialmente sugli alberi di ogliarola e cellina, le varietà prevalenti nel Salento. Dal leccino si produce una quantità minore di olio, comunque di buona qualità, e le sue olive sono molto ricercate per la tavola. Il problema deriva dal fatto che il suo stesso polline non è sufficiente per la riproduzione: ecco allora che potrebbe rivelarsi il connubio con un’altra varietà capace di impollinare, la frantoio, risultata anche questa al riparo dal Codiro sebbene il numero di piante osservate sia minore (780).

Insomma, ci sono segnali incoraggianti che una risposta seppur parziale e temporanea alla diffusione del disseccamento possa venire dalla stessa biodiversità. Le aziende olivicole, da parte loro, hanno necessità di rilanciare nei prossimi anni la produzione e propongono dunque di seguire una strada ben precisa piantando nei propri terreni quelle varietà che si stanno dimostrando in piena salute: a sentire Giovanni Melcarne, uno dei portavoce del comitato, nemmeno una pianta di varietà leccino o frantoio presenta una sola foglia secca. Non solo: si tratta di varietà tolleranti e forse anche resistenti alla Xylella fastidiosa. La differenza tra gli aggettivi è fondamentale, perché il primo indica la presenza attualmente non dannosa del batterio, ma nulla dice sulla possibilità che una mutazione genetica lo renda in futuro più aggressivo.

leccino_ogliarola-2Il monitoraggio è stato effettuato in più punti di un’area che comprende Gallipoli, Sannicola, Taviano, Matino, Ugento e Melissano e ha riguardato piante di diverse età, terreni ben curati e altri incolti, ma la segnalazioni da parte dei proprietari e degli agricoltori continuano ad arrivare anche in queste ore. Un sopralluogo degli esperti del Cnr dovrebbe avvenire nei prossimi giorni mentre giova ricordare che per i 22 di giugno è attesa la visita del commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis.

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Certo, desta sorpresa il fatto che le caratteristiche del leccino e di altre specie non siano state approfondite per tempo:  le prime manifestazioni del disseccamento risalgono almeno dal 2010 e da almeno un paio di anni sul fenomeno si è riversata l’attenzione del mondo politico e istituzionale senza però, questa è l’impressione, che si siano approntati tutti gli sforzi necessari sul terreno della ricerca e della sperimentazione. Anche questa è una preoccupazione del comitato “Voce dell’ulivo” che, in attesa di una risposto del mondo scientifico su quanto esposto oggi in conferenza, sta continuando a lavorare per l’allestimento di quel parco delle biodiversità, il “Getsemani del Salento”. La giunta regionale ha stanziato, due giorni addietro, due milioni di euro che potrebbero essere utilizzati allo scopo.

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