"Caporalato e tratta di esseri umani, terzo business per le mafie"

La Cgil chiede l'approvazione urgente del disegno di legge 2217. La segretaria, Valentina Fragassi: "Distorsioni nell'economia salentina"

LECCE – La piaga del caporalato torna prepotentemente al centro del dibattito e dell’intervento del sindacato Cgil. Come ogni estate, da una quindicina di anni a questa parte, i responsabili della Camera del lavoro salentina scendono in campo -e non solo simbolicamente- per affinare le tecniche di contrasto all’attività criminale che sfrutta le persone (migranti e non) durante la raccolta stagionale nei campi.

Nel corso del tempo Cgil è riuscita a vincere diverse partite, ma la strada risulta del tutto in salita perché, al netto delle buone intenzioni messe sul piatto ad ogni incontro istituzionale, senza un’azione sinergica di tutti i soggetti coinvolti (a cominciare dalle aziende agricole) non si va da nessuna parte. Lo ha ribadito oggi la segretaria generale Valentina Fragassi nel corso di una conferenza stampa tematica, organizzata presso la sede leccese del sindacato.

“La tratta degli esseri umani ed il caporalato rappresentano il terzo business delle mafie, dopo traffico di armi e droga – ha spiegato  -. Da anni combattiamo contro questo fenomeno che ritorna puntualmente a distorcere l’economia agricola salentina, toccando diversi territori a partire dalle campagne di Nardò: vorremmo fare di questa città, nota per le condizioni di degrado in cui versano i migranti, il simbolo di una rinascita della dignità del lavoro e della ribellione degli invisibili. Anche quest’estate ci siamo recati sul posto per verificare le condizioni di vita delle persone, costrette ad accamparsi all’interno di tende (molte di queste neppure montate) e a lavarsi con taniche di acqua dopo una giornata di fatica nei campi. Non è questa l’accoglienza a cui aspiriamo e l’azione politica non può risolversi nel tamponare l’emergenza ma deve strutturarsi in una programmazione di lungo corso”.

Per dare la misura del fenomeno criminale, Cgil è partita da alcuni dati: 400 mila sono i lavoratori interessati ed il giro d'affari raggiunge i 17 miliardi di euro, con buona pace dell’economia legale del Paese. Gli stagionali  lavorano sotto il sole, dalle  cinque del mattino fino a tarda sera, guadagnando 30 euro al giorno: un terzo dello stipendio viene estorto dai caporali che organizzano il trasporto della forza lavoro e, non di rado, razionano cibo e acqua.  “Siamo centinaia e lavoriamo almeno 300 giorni l’anno, quindi è facile immaginare quanto guadagnino i caporali”: è la testimonianza raccolta dall’associazione “Progressi”, di una lavoratrice rimasta anonima per paura di ritorsioni.

Alla conferenza stampa, oltre agli esponenti sindacali, hanno infatti partecipato anche i responsabili di diverse associazioni. Nel dettaglio sono intervenuti:  Valentina Fragassi, segretaria generale Cgil Lecce; Alessandro Pensa di Lavoro&Welfare; Antonio Gagliardi, segretario Flai; Donatella Tanzariello di Cir Puglia; Vittorio Longhi di Progressi.org; Maria Filomena Magli di Legambiente Puglia; Matteo Valentino di Cittadinanzattiva Puglia ; Roberta Bruno di Arci Puglia.

Durante l’incontro è stato presentato un reportage fotografico in cui sono evidenti le condizioni gravemente precarie in cui versano circa 200 lavoratori, ammassati in aree prive di servizi (compresi quelli igienici) con ricoveri ricavati da teli in plastica e materiali di scarto. Nel frattempo, nonostante l’impegno delle istituzioni, i campi allestiti sono ancora in gran parte non funzionanti. Preoccupante anche l’evidente presenza di donne straniere che sostano nelle medesime aree, probabilmente provenienti anch’esse dalla tratta di esseri umani.

L’incontro si è tenuto allo scopo di pubblicizzare la campagna “Stop al caporalato” e per lanciare la petizione www.progressi.org/caporalato finalizzata all'approvazione del disegno di legge 2217 (attualmente fermo in Senato) sul contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento in agricoltura, in cui sono previsti anche la confisca dei beni alle aziende colpevoli, l'arresto in flagranza di reato e l'indennizzo alle vittime. La petizione chiede, quindi, la rapida approvazione del ddl, il ridimensionamento nell'uso dei voucher e il rilancio della rete del lavoro agricolo di qualità. Le firme saranno consegnate ai ministri competenti e Cgil chiede rapidità di intervento insieme al sostegno da parte di tutte le forze parlamentari, nazionali e comunitarie.

La Flai ha quindi ricordato che, nei prossimi giorni, sarà sottoscritto in Regione Puglia l’accordo quadro attuativo del protocollo sperimentale nazionale contro caporalato e lavoro nero. Tra gli impegni presi dal sindacato di categoria c’è la presenza quotidiana, nei campi di accoglienza di Nardò e Foggia, della Tenda Rossa per dare assistenza ogni giorno ai lavoratori.

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