Mani della criminalità sulla ristorazione, la crisi aggrava il problema

L'allarme di Coldiretti: "Si soffoca l’imprenditoria onesta con l’effetto indiretto di minare l’immagine del Made in Italy”

LECCE – La criminalità organizzata ha fiutato, proficuamente, il business della ristorazione in Puglia al punto che la nostra regione è ormai la quinta italiana per numero di ordinanze restrittive nei confronti delle aziende. I dati sono relativi al primo semestre 2018 ed emergono dalla relazione della Dia. In altre parole, il comparto è diventato un settore chiave di investimento per la malavita che controllava ben 219 attività tra ristoranti, bar, gelaterie, pub, ora confiscate in Puglia. Sul totale regionale, sono 31 a Bari, a Foggia a sorpresa sono appena 2, a Brindisi sono 24, a Taranto 17 e a Lecce 10.

“La criminalità organizzata – sottolinea la Coldiretti – approfittando della crisi economica, penetra in modo massiccio e capillare nell’economia legale, ricattando con l’usura o acquisendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi in Italia e all’estero”. Il pericolo sembra essere aumentato con la crisi di liquidità generata dall’emergenza coronavirus in molte strutture economiche che sono divenute piu’ vulnerabili ai ricatti e all’usura.

“Le operazioni delle forze dell’ordine svelano gli interessi delle organizzazioni criminali nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda fino alle pizzerie. In questo modo la malavita si appropria – sottolinea la Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, con l’effetto indiretto di minare l’immagine dei prodotti italiani e del marchio Made in Italy”.

L’intensità dell’associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno e nelle province pugliesi: Barletta-Andria-Trani (40,9), Bari (40,9), Taranto (39,4) e Lecce (37,4). Dall’agricoltura all’allevamento, dalla distribuzione alimentare alla ristorazione, il volume d’affari complessivo annuale della criminalità nell’agroalimentare nazionale è salito a 24,5 miliardi di euro secondo la Coldiretti.

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“Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare perché i contratti tra gli operatori sono un presupposto di valore per le produzioni locali, per la remunerazione dignitosa degli imprenditori agricoli e della qualità per i consumatori”, conclude Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

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