Mercatone Uno: chiesto di accelerare per ottenere la cassa integrazione

Sit-in davanti alla Prefettura dei dipendenti. Una delegazione accolta all'interno. I sindacati vogliono anche conferma sulla redazione del piano di liquidazione

LECCE - Un fallimento appreso dai social, cinquantacinque punti vendita in tutto il Paese chiusi di punto in bianco e intere famiglie piombate nell’incubo a un passo dall’estate. Il tracollo di un grande marchio dell’imprenditoria italiana, Mercatone Uno, si sa bene, ha lasciato strascichi pesanti anche nel Salento.  La provincia di Lecce paga il suo dazio in termini occupazionali con la chiusura dei negozi di Matino, Surano e San Cesario di Lecce (l’edificio che ospita quest’ultimo è pure gravato da una procedura di sfratto esecutivo) e oggi, davanti alla Prefettura del capoluogo, è scattato il sit-in per richiedere attenzione su questo dramma.

Un problema per 123 lavoratori locali che, per alcune famiglie, risulta ancor più accentuato. Sono quelle monoreddito, da cui tutto fino all’altro giorno dipendeva dal coniuge impiegato in uno di questi punti vendita, o quelle in cui entrambi risultano dipendenti della Shernon Holding, la società che nell’agosto del 2018 ha rilevato Mercatone Uno, salvo, dopo pochi mesi, manifestare i chiari segnali di un declino insanabile, fino alla fatidica data del 24 maggio scorso, quando il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento. E le difficoltà quotidiane, come pagare un mutuo o rispondere agli impegni economici e finanziari presi finora, sono state fra i temi sui quali i lavoratori  hanno fatto leva per manifestare la richiesta di una soluzione.

Una delegazione di otto fra loro, accompagnata dai segretari provinciali di Filcams Cgil Lecce, Fisascat-Cisl Lecce e Uiltucs-Uil Lecce (rispettivamente: Daniela Campobasso, Giuseppe Lazzari e Antonio Palermo) è stata accolta da Beatrice Mariano, capo di gabinetto del prefetto, per fare il punto della situazione.

La Prefettura si è resa disponibile per intervenire presso i ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro per accelerare le procedure relative al rientro nell’amministrazione straordinaria dei 55 punti vendita italiani, azione propedeutica all’attivazione della cassa integrazione. I sindacati, in tutto ciò, hanno chiesto anche un intervento presso il Mise per avere una conferma su quanto dichiarato dal ministro Luigi Di Maio circa la redazione del piano di liquidazione da parte dei tre commissari.

Dal verbale di incontro emerge anche l’impegno assunto dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, durante l’incontro del 7 giugno a San Cesario di Lecce, per un’eventuale mediazione che serva a posticipare la data dello sfratto del punto vendita di San Cesario, prevista per il 16 giugno. Scadenza, questa, decisiva per i 43 dipendenti del negozio, perché in quel giorno potrebbero perdere la sede fisica necessaria alla ripresa dell’attività lavorativa, anche in considerazione degli esuberi già dichiarati nelle sedi di Surano e Matino.

I sindacati, al termine dell’incontro, si sono detti “cautamente ottimisti per l’intervento della Prefettura, sempre attenta ai temi relativi dal lavoro e alle sue dinamiche”. “Vorremmo essere altrettanto ottimisti – hanno aggiunto - circa il pronto ed operativo intervento del Mise. È bene ricordare come ad oggi la cassa integrazione sia l’unico elemento di serenità per i lavoratori, che non vedono reddito da oltre due mesi ed hanno di fronte a sé un futuro fosco dal punto di vista lavorativo”.

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