Meno olive, pomodori da industria e uva. Crescono le colture di ortaggi

L'Osservatorio economico ha messo a raffronto i dati del 2017 con quelli del 2012, prendendo in esame la produzione e l'estensione delle coltivazioni

LECCE – Segnali incoraggianti dal settore agricolo, con aumento di imprese, lavoratori autonomi e dipendenti, sebbene non manchino elementi di preoccupazione. Lo studio condotto dall’Osservatorio economico diretto da Davide Stasi traccia un trend in controtendenza rispetto a quello, negativo, degli ultimi anni. Sono stati confrontati i dati del 2017 con quelli del 2012 relativamente all’estensione delle superfici agricole e alla produzione, suddivisi per tipo di coltivazione.

La produzione di olive è diminuita di quasi il 30 per cento, sebbene sia leggermente aumentata l’estensione degli uliveti (95mila 500 ettari). Il calo quantitativo, va detto, è imputabile alla diffusione del disseccamento rapido ma non pregiudica la qualità dell’olio ricavato. Scende dell’8 per cento la produzione dell’uva da vino (in provincia di Lecce i vigneti hanno una estensione di 10mila ettari) e di quasi il 43 per cento dell’uva da tavola, ma in questo caso la superficie dedicata è di soli 90 ettari (150 nel 2012).

Cala la produzione di pomodoro da industria (del 7,6 per cento, coltivato su 380 ettari) sotto i colpi della concorrenza di mercati esteri, quella del pomodoro locale è invece raddoppiata in cinque anni con un aumento della superficie coltivata del 32 per cento. Più in generale il trend positivo riguarda molte colture tipiche, ortaggi in primis: oltre al pomodoro di cui si è detto, anche cipolle, carota/pastinata, patata, cavolfiori e legumi come cece e fava da granella. Cresce anche la produzione di grando duro, quello direttamente collegato all'attività dei pastifici.

L’andamento del settore agricolo è stato presentato nel corso dell'assemblea programmatica dei giovani di Confagricoltura che si è tenuta sabato presso l’Hotel Tiziano di Lecce, alla presenza di Emanuele Savona, vicepresidente dell'Associazione nazionale giovani agricoltori (Anga) per l’area Sud e Donato Chieffo, membro del comitato di presidenza di Anga.

I fattori che hanno inciso sulla qualità e sulla quantità dei "frutti della terra" sono molteplici, ma, su tutti, hanno giocato un ruolo determinante le condizioni atmosferiche. Le anomalie meteo-climatiche, sempre più frequenti, hanno influito, in certi casi pesantemente e negativamente, su alcune importanti filiere. Ma anche la diffusione di parassiti o batteri di vario genere ha ridotto, in termini di volumi, le produzioni agricole. 

Riguardo alla produzione, si devono tenere in considerazione fattori climatici (durata della stagione, temperatura, umidità, radiazione solare e acqua); fattori biotici (insetti, malerbe, patogeni, uccelli); fattori legati al suolo (lavorazioni, umidità, fertilità, variabilità, struttura e temperatura); fattori gestionali (scelta della varietà della coltura, tempestività della semina e della raccolta, trattamenti, meccanizzazione). L’aumento della produzione di alcune colture è stata possibile grazie alla crescente meccanizzazione dell’agricoltura, attraverso l’utilizzo di trattori e mietitrebbiatrici, all’uso di moderne tecniche d’irrigazione e di fertilizzanti e antiparassitari chimici, che però possono causare anche fenomeni di inquinamento dei suoli e delle acque. I terreni agricoli risultano molto frammentati (tra strade ed insediamenti urbani in genere) e per tale motivo non presentano caratteri molto estensivi.

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