Risparmio: Salento ai massimi storici. Depositati agli sportelli 10,4 miliardi di euro

Confartigianato imprese ha elaborato i dati più recenti diffusi da Banca d’Italia. Nelle casse delle filiali postali e degli istituti bancari della provincia di Lecce sono stati versati 231 milioni di euro da giugno 2013 a quello scorso

La sede centrale di Lecce di Poste Italiane.

LECCE – Nelle casse delle filiali postali e degli istituti bancari ci sono 10 miliardi e 365 milioni di euro depositati dai salentini. Mai il risparmio in provincia di Lecce ha raggiunto tale importo. Per il secondo trimestre consecutivo il dato registra un incremento. Negli ultimi otto solo in una circostanza – da ottobre a dicembre del 2012 - si è avuta la minima flessione, pari a un decimo di punto.

Infatti dal giugno del 2013 a quello scorso i depositi (conti correnti, libretti, buoni fruttiferi, etc) sono cresciuti del 2,3 per cento (pari a 231 milioni di euro), ma la percentuale sale fino al 6,7 considerando un periodo di 24 mesi. E’ certamente l’incertezza sul futuro a spingere i salentini a comportarsi da “formiche” in una fase economica che per certi versi sembra lasciar intravedere qualche spiraglio in prospettiva, ma che di concreto, al portafoglio dei cittadini, non offre ancora segni tangibili.

E se dal punto di vista individuale la tendenza al risparmio è certamente una virtù, da quello macroeconomico può comportare, se prolungato come sta avvenendo, delle conseguenze recessive. Lo spiega una nota di Confartigianato Imprese Lecce che ha elaborato gli ultimi dati diffusi da Banca d’Italia.

“Se, infatti, le famiglie decidono di destinare una quota maggiore del loro reddito al risparmio, questo sarà sottratto all’acquisto e al consumo di beni e servizi. Le imprese, a fronte di una contrazione dei consumi, dovranno necessariamente diminuire la loro produzione, determinando una prima riduzione del livello di equilibrio del prodotto interno lordo. Gli effetti negativi di un aumento del risparmio si ripercuoteranno anche sugli investimenti. Le aziende, infatti, in presenza di una riduzione dei consumi, tenderanno a rallentare o diminuire il ritmo dei loro investimenti futuri, generando, mediante gli effetti del moltiplicatore un’ulteriore riduzione del livello di equilibrio del reddito nazionale”.

Per  il direttore provinciale di Confartigianato, Amedeo Giuri, “è necessario e urgente individuare gli strumenti e gli incentivi adeguati per rimettere in circolo tutto questo denaro che resta fermo negli sportelli bancari e sotto il “materasso”. Solo così si potrà innescare un circolo virtuoso che farà ripartire la nostra economia”.

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