Ristoranti, pub e B&b al posto dei negozi di vicinato. Così cambia il volto di Lecce

Uno studio di Confcommercio, condotto a livello nazionale, ha analizzato la trasformazione di 120 città, tra cui il capoluogo salentino, nell'arco di un decennio

Una sartoria nel centro di Lecce.

LECCE - Negli ultimi dieci anni le attività di commercio al dettaglio a Lecce si sono ridotte del 12,6 per cento, mentre quelle legate al comparto ricettivo e della ristorazione sono aumentate del 40 per cento. Così le macro trasformazioni in corso a livello economico finiscono per incidere sull'aspetto urbano, sulle relazioni sociali, sulla vita quotidiana della comunità locali: di questo fenomeno ci siamo occupati un paio di anni addietro, con un articolo sui mestieri che "resistevano" all'incedere del tempo

Il report presentato a livello nazionale da Confcommercio, che ha interessato 120 città e, tra queste, il capoluogo salentino, racconta di un processo oramai consolidato. Per quanto riguarda i centri storici, lo studio dell’Osservatorio sulla demografia delle imprese italiane realizzato dall’Ufficio Studi Confocommercio ha messo in evidenza che, nel periodo tra il 2008 e il 2018, sia andato perso il 13 per cento dei negozi in sede fissa, più al Mezzogiorno che al Centro Nord. A Lecce, nella parte antica, le variazioni sono, rispettivamente, del 9,5 in negativo e del 31,5 in aumento per attività legate al turismo.

“Un fenomeno, questo, - ha dichiarato il presidente di Confcommercio Lecce, Maurizio Maglio - che potrebbe essere definito di graduale ‘turistizzazione’ delle economie urbane, soprattutto di quelle destinazioni maggiormente interessate da flussi turistici, dove si assiste ad una sostanziale riconversione e trasformazione delle attività commerciali tradizionali, a servizio del residente, in attività ricettivo-ricreative, rivolte ai fruitori occasionali dello spazio cittadino, e una contestuale valorizzazione in questo senso anche del patrimonio immobiliare privato (case antiche che diventano alloggi esclusivi)”.

Nell’ultimo biennio si conferma la trasformazione

Il trend, come confermano i dati degli ultimi due anni, sembra ancora in corso, sebbene con una velocità minore: “Dal 2016 al 2018 – spiega Maglio - le attività di commercio al dettaglio sono calate del 4,8 per cento nel centro storico e del 2,3 nel resto della città, mentre quelle turistiche e food e sono cresciute del 5,3 nel centro storico e del 7,3 nel resto della città”. Di tutta evidenza il fatto che a questa incessante trasformazione del volto urbano abbia contribuito, forse prima ancora della proliferazione delle attività legate al turismo,  l'avvento della grande e media distribuzione che, per forza di cose, necessita di spazi grandi facilmente reperibili nelle periferie o nell'hinterland di una città.

Il tema è rilevante, come si diceva nell'introduzione, sotto più aspetti: “La chiusura di tante piccole attività commerciali e la presenza di tanti locali sfitti a piano terra – aggiunge il presidente - sono oggi un elemento di degrado del paesaggio urbano. A ciò si aggiunga l’elevato livello di turnover delle nuove attività, che hanno una vita mediamente breve: talvolta nascono come un tentativo di risposta auto-imprenditoriale alla carenza di domanda di lavoro dipendente, ma poi non riescono a stare sul mercato”.

Serve, insomma, secondo Confcommercio una nuova visione complessiva: “É necessario attuare politiche di rigenerazione urbana innovative in grado di promuovere valori comuni, in ambito sociale, culturale ed economico, e di favorire l’integrazione tra i vari livelli di governo e tra imprese, società, associazioni e anche singoli individui, creando una governance unitaria tra competenze diverse in un’ottica di multidisciplinarietà. Ne sono un esempio i Distretti Urbani del Commercio che, sulla scia di esperienze virtuose a livello nazionale, anche in Puglia oggi si configurano come strumenti utili per la valorizzazione delle aree urbane e per il sostegno e la promozione del commercio in un’ottica di sinergia tra pubblico e privato, anche nella gestione comune di responsabilità e progetti”.

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Commenti (1)

  • Il mercato sta diventando saturo, troppi b&b e troppi ristoranti! La domanda cala e l offerta aumenta! Mha!

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