Salentini come formiche prudenti: crollano gli investimenti finanziari

Diminuisce la raccolta indiretta delle banche salentine: negli ultimi cinque anni disinvestimenti e svalutazioni per ben 475 milioni di euro. Stasi: "Non è positivo per l'economia"

Foto di repertorio

LECCE – I salentini mantengono una certa prudenza in materia di investimenti. I risparmi non mancano, ma la percezione del rischio in materia di indici borsistici è evidentemente alta.

Così ammontano a quasi mezzo miliardo (precisamente 475) i milioni di euro disinvestiti o svalutati nell’ambito degli investimenti finanziari, nel corso degli ultimi cinque anni.

È quanto emerge da un recente studio condotto dall’Osservatorio economico del Salento, diretto da Davide Stasi, che ha analizzato l’andamento della raccolta indiretta degli istituti bancari e degli intermediari.

“Mentre la raccolta diretta – spiega Davide Stasi – comprende i depositi della clientela, l’emissione di obbligazioni, i pronti contro termine e l’indebitamento presso altri istituti di credito, la raccolta indiretta, invece, rappresenta l’attività di investimento e di distribuzione di titoli, fondi comuni, prodotti assicurativi, svolta da una banca per conto terzi. Grazie a questa attività, la banca incassa le commissioni di collocamento, amministrazione e gestione, sia da istituti terzi sia dalla clientela”.

Complessivamente, la raccolta indiretta degli operatori finanziari che operano a Lecce e provincia, negli ultimi cinque anni, è scesa da un valore di 4,1 miliardi di euro a 3,6 miliardi, considerata in base al «fair value», cioè al prezzo di mercato. Pari ad un tasso negativo dell’11,6 per cento.

I dati elaborati comprendono le sole operazioni con la clientela residente nella provincia di Lecce e sono escluse le istituzioni finanziarie monetarie. Per ciascun istituto, i dati sono depurati delle passività di propria emissione. Più in dettaglio, il valore dei titoli a custodia è sceso dai 3,6 miliardi di euro ai 3,1 miliardi, registrando un calo del 12,2 per cento.

Il valore dei titoli in gestione (come i fondi comuni), invece, è sceso dai 374 milioni ai 330 milioni, con una flessione dell’11,9 per cento.

L’approvazione dei bilanci bancari, secondo Stasi, dovrebbe confermare questo trend negativo.

“Le crisi bancarie hanno cambiato profondamente l’approccio dei salentini – puntualizza Stasi-. Le ultime vicende hanno aumentato quindi l’avversione al rischio e i risparmiatori preferiscono parcheggiare il denaro su conti di deposito e strumenti liquidi che remunerano anche meno dell’uno per cento.

“Per poter guadagnare qualcosa – avverte Stasi - occorrerebbe investire su un Btp di durata, almeno, quinquennale. L’atteggiamento eccessivamente prudenziale, però, può tradursi in una perdita di occasioni di profitto, considerando i recenti buoni risultati delle borse, ma soprattutto non contribuisce alla crescita del Paese e del suo sistema produttivo”.

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