Salento a vocazione terziaria. Ma Pil basso

In crescita le costruzioni, male l'agricoltura. Il sindaco Poli: "Miglioriamo il rapporto con gli ipermercati". Pellegrino: "No ai localismi divisi". Friusllo: "No ai ciechi localismi"

Provincia di Lecce a vocazione terziaria, pur non mancandovi concentrazioni manifatturiere, quali quella di Casarano o per le calzature, di Melissano e di Racale per le calze, di Corsano per le cravatte. Limitata la capacità produttiva dell'agricoltura nonostante olio e vino, prodotti da piccole e piccolissime aziende a conduzione familiare, imprese molto diffuse. La relazione del presidente della Camera di commercio di Lecce, Alfredo Prete, presentata oggi alla 5^ Giornata dell'economia, ha evidenziato anche la crescita delle costruzioni. Dal 2003 al 2005 il valore i aggiunto in questo settore è aumentato del 19,3 per cento. Superiore alla media italiana e regionale anche la crescita dei servizi, pari all'8,8 per cento. Costruzioni e servizi hanno registrato negli ultimi anni, secondo l'ente camerale, una maggiore remunerabilità degli investimenti. Grazie a questi settori, nel triennio considerato, "la provincia di Lecce ha in parte recuperato il gap con il resto del territorio regionale, lasciando a Foggia l'ultima posizione".

L'agricoltura e l'industria estrattivo-manifetturiera hanno evidenziato difficoltà del sistema locale nelle produzioni tradizionali. Tra il 2003 e il 2005 l'agricoltura ha subito un decremento della ricchezza prodotta pari al 25,6 per cento, nonostante i numerosi impiegati in questo settore. L'industria attende una mano dal Dithec, il primo distretto tecnologico regionale per la competività e l'innovazione nella ricerca scientifica, composto dall'Università del Salento, dal Cnr, dalla "Engineering Ingegneria informatica" , dalla "Fiamm" , dalla "St Microelectorincs", dalla "Leuci", e dalla "Avio". Il distretto consta anche del laboratorio di nanotecnologie.

Il valore del pil pro capite nella provincia leccese è passato da 13.581 euro a 14.594, crescita del 5,4 per cento. Nel Mezzogiorno tutte le province sono al di sotto della media, Lecce occupa la quint'ultima posizione nella graduatoria nazionale. In Puglia però, a fronte di una ricchezza per abitante inferiore a quella del Mezzogiorno, è maggiore il patrimonio familiare: vale 251mila euro, al sud si attesta sui 231mila euro. Ogni famiglia nella nostra regione infatti detiene in media quasi 172mila euro in abitazioni, contro i 156mila del Mezzogiorno.

Un migliore sistema bancario ha invocato stamattina, alla conferenza per la Giornata dell'economia, il sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone. E un rapporto più corretto pure con gli ipermercati, catene di distribuzione che non esprimono il territorio, ma che di questo, ha ragionato il primo cittadino, assorbono le ricchezze. E ha sottolineato la necessità di confronti sulle zone franche.
Il presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino, ha ricordato che i localismi divisi sono deboli, meglio lavorare di concerto. Dal banco al quale erano seduti oltre al viceministro dello Sviluppo economico, Sergio D'Antoni, il prefetto Gianfranco Casilli e il segretario provinciale Cgil, Biagio Malorgio, il vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo, ha sottolineato la insufficienza del sistema economico pugliese. Un fenomeno dovuto, ha spiegato, alla bassa produttività e al lavoro sommerso. E ha esortato a essere liberi da un ""localismo cieco", spiegando che i problemi di Bari interessano la Puglia, quindi anche i salentini.

La relazione di Prete si chiude col paragrafo sul sistema creditizio. Cresce, secondo il presidente della Camera di commercio, "la capacità del sistema provinciale di far fronte agli impegni finanziari assunti con il sistema bancario". Ma "il livello di rischiosità - si legge - resta particolarmente alto nel Salento (7 per cento) se confrontato con quanto avviene in media a livello nazionale (3,5)". Anche il tasso di interesse in provincia di Lecce risulta elevato, pari all'8,11 per cento, contro il 5,82 mediamente applicato nel Paese, "un dato che scoraggia i già contenuti investimenti dell'area. In questo contesto è opportuno precisare che la crescente offerta bancaria sul territorio, insieme alla forte riduzione delle sofferenze bancarie, dovrebbe portare a un contenimento dei tassi di interesse che però, ad oggi, risultano ancora particolarmente elevati".

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