Sforbiciata degli esuberi in Alcar: gli operai non sono più 100 ma 66

Firmato l'accordo tra sindacati e azienda. I segretari di Fim e Fiom sono riusciti a evitare il rientro dei lavoratori nella procedura fallimentare: "Soddisfatti, ora però serve il piano industriale"

In foto: una protesta recente dei lavoratori

LECCE – Una buona notizia per gli operai metalmeccanici di Alcar. Gli esuberi previsti dall'azienda si sono ridotti, passando dalle 100 unità iniziali alle 66 attuali.

Questo grazie ad un accordo sindacale firmato ieri dai sindacati dei metalmeccanici insieme al delegato dell’azienda, Giovanni Rizzi e preventivamente approvato dall'assemblea dei lavoratori.

Il prossimo passaggio sarà l’acquisizione definitiva, da parte dell’azionista Matteo Ginatta, del ramo d’azienda di Lecce della vecchia Alcar fallita nel 2018 (non è interessato da questa vertenza il ramo di azienda di Vaie, in provincia di Torino).

È bene ricordare, a proposito, che Alcar Industrie srl ha affittato il ramo d’azienda di Alcar nel 2016. Dopo il fallimento di Alcar (luglio 2018), la curatela fallimentare ha cercato di salvare Alcar Industrie, scongiurando la cessazione dell’attività e la retrocessione al fallimento con conseguente perdita dei posti di lavoro di Alcar Industrie. La condizione però era il raggiungimento di un accordo sindacale che stabilisse il destino dei 264 lavoratori dipendenti di Lecce.

Altro aspetto positivo dell'accordo è che i sindacati, d'intesa con Alcar, sono riusciti a evitare il rientro dei lavoratori nella procedura fallimentare e quindi la perdita del posto di lavoro. Infine tutti i lavoratori confermati in Alcar Industrie saranno riassunti conservando i diritti ed i livelli di retribuzione maturati negli anni, senza applicazione del jobs act, com'era stato inizialmente ipotizzato.

Soddisfazione è stata espressa dai segretari di Fim Cisl Lecce e Fiom Cgil Lecce, Maurizio Longo e Annarita Morea:  “Senza questo accordo oggi non ci sarebbe Alcar Industrie e avremmo perso centinaia di posti di lavoro”.

La trattativa è stata lunga e complicata; non sono mancati momenti di tensione e protesta e l'esito ha rasserenato gli animi di tutti: “Ora, una volta garantita la sopravvivenza dell’azienda, non resta che capire se gli sforzi delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori troveranno riscontro in un piano industriale concreto e percorribile”, hanno chiosato i due segretari.
 

Nel dettaglio l'accordo prevede che la “sovraccapacità produttiva” scenderà da 100 a 66. Di queste solo 45 sono ex dipendenti di Alcar transitati in Alcar Industrie srl  mentre gli altri sono 15 apprendisti in capo all’azienda interinale e 6 dipendenti di Alcar Industrie.

I 45 ex dipendenti di Alcar resteranno in capo alla procedura fallimentare e potranno accedere agli ammortizzatori sociali (un anno di cassa integrazione straordinaria) ed ai corsi di formazione organizzati dalla Regione per essere riqualificati professionalmente in altre aziende o eventualmente nella stessa Alcar Industrie nel caso avesse in futuro la necessità di reperire altre risorse. Solo cassa integrazione invece per gli altri 21 lavoratori.

Ora l’azienda “retrocederà” tutti i lavoratori ex Alcar nella procedura fallimentare e ne riassumerà 219, garantendo loro diritti, inquadramento e livelli di retribuzione invariati. I 45 lavoratori che resteranno in capo al fallimento saranno individuati applicando i criteri di legge.

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