Terme, acque agitate e Cda sotto accusa. Nubi sul futuro dei lavoratori

Continua l'incertezza nella gestione della società di Santa Cesarea e per gli operai stagionali: il Pd scrive a Vendola e critica la gestione fallimentare della Spa. Comunisti chiedono commissariamento e un nuovo piano industriale

SANTA CESAREA TERME – La questione “Terme”, il peso specifico decisionale del Comune di Santa Cesarea all’interno della partecipata ed il futuro dei lavoratori stagionali: tutti temi che tornano d’attualità proprio in queste ore, nella comunità salentina. A partire da una riflessione proposta dal Pd cittadino, che decide di prendere carta e penna e di scrivere al presidente della Regione, Nichi Vendola.

Nel testo si legge: “A Santa Cesarea insiste la società Terme (il capitale azionario detenuto dalla Regione Puglia è del 51%), che ha chiuso i bilanci degli ultimi cinque anni, in costante perdita, non imputabile alla crisi economica generale o a quella di settore (il calo è del 3 – 4% circa). Certamente, la Società Terme, per il socio Regione Puglia sarà una piccola partecipata, ma ciò non è sufficiente al momento delle decisioni importanti per le sorti della Società, essere rappresentanti nell’assemblea dei soci da funzionari”.

“Noi – chiariscono dal Pd - pensiamo che sulle modifiche statutarie, sul piano industriale, sulla privatizzazione o dismissione delle quote, sul rilancio strategico della società, la sua presenza con delega alle partecipate, o quella della vicepresidente con delega alle attività produttive ed estrazione mineraria, o dell’assessore al bilancio fosse, è e sarà necessaria, importante se non indispensabile”.

Nel Pd locale c’è la consapevolezza che “in questi frangenti debba essere Lei (Vendola, ndr) ad indicare ‘la dritta’ per questa società in sofferenza. La crisi non può essere pagata sempre dai lavoratori (tra l’altro per oltre il 90% stagionali e precari da sempre), ci possono e ci devono essere altre soluzioni. Altri organi di cessione hanno sperimentato con successo i contratti di solidarietà, il taglio dei rami secchi d’azienda, la revoca di concessioni date senza rispetto delle regole, la riorganizzazione del personale ecc”.

Il Partito democratico chiede al governatore di mettere la parola fine sul consiglio di amministrazione della società con la nomina dell’amministratore unico: “Un organo questo – chiariscono -, insediatosi il 16 ottobre scorso, la cui nomina doveva avvenire il 30 aprile con l’approvazione del bilancio, rinviata dapprima per 2 mesi (prorogatio del vecchio cda) poi per altri 2 mesi (guida affidata al presidente del collegio di revisori), ad agosto finalmente la nomina (un consiglio di amministrazione mai insediato), poi il 3 ottobre la rinomina degli stessi componenti”.

“Risultato dei fatti – chiariscono -, una società in crisi senza governo da 6 mesi (la stagione è ormai finita), un consiglio di amministrazione composto da 3 componenti sui 5 previsti (il Comune non ha effettuato alcuna nomina), sui 3 componenti nominati in quota regione pende un ricorso del socio Provincia, uno del socio Comune, oltre ad un’azione di responsabilità nei confronti del vecchio Cda e quindi anche dell’attuale presidente, unico componente ad essere riconfermato”.

Ma al problema relativo alla gestione della partecipata, si aggiunge quello ancora più complesso dei lavoratori stagionali, con la presa di posizione netta e forte del Partito Comunista provinciale che “stigmatizza” e “contrastare” quello che definisce un “nuovo attacco terroristico di natura psicologica” che il Cda delle Terme di Santa Cesarea spa, con l’annuncio di licenziamenti a scadenze diversificate, che andrebbero ad inficiare il diritto di molti soggetti coinvolti alla cassa integrazione.

“Il nuovo colpo di scena, nella telenovela senza fine  delle Terme, arriva – chiariscono i vertici del partito - dopo la lotta intrapresa questa estate dai lavoratori per conservare il loro posto di lavoro e le rassicurazioni, da parte del vicepresidente della Regione Puglia, Loredana Capone, di una positiva chiusura della questione con il rispetto degli impegni presi da parte dell’azienda”.

“Ora – precisano -, constatato che l’unico interesse della Regione Puglia (azionista di maggioranza) e del governatore Nichi Vendola (che di fatto controlla la Spa attraverso un ‘suo’ uomo, il presidente delle Terme, organico al ‘suo’ movimento politico) è solo quello di ‘prendere per  il naso’ i lavoratori e svendere il gioiello pubblico allo ‘speculatore privato di turno’, chiediamo ai due enti locali azionisti delle Terme la cacciata del presente Cda per ‘manifesta incapacità amministrativa’, visto che il presidente uscente è stato riconfermato dopo una gestione ‘spericolata’ e senza criterio che ha portato ad un profondo buco nel bilancio dell’azienda, e la sua immediata sostituzione o il suo commissariamento”.

A questa richiesta, si aggiunge la predisposizione di un piano industriale per  il rilancio dell’azienda che, attraverso la sinergia tra Regione, Comune di Santa Cesarea Terme e comuni limitrofi, strutture ricettive e commerciali presenti sul territorio, “porti, nel breve periodo, al mantenimento dei livelli occupazionali e degli accordi sindacali siglati, mentre nel lungo periodo l’incremento occupazionale grazie all’aumento qualitativo e quantitativo dell’offerta, nonché alla destagionalizzazione dei servizi proposti e la valorizzazione delle Terme come parte integrante del paesaggio salentino”.

Infine, dal partito si chiede di ribadire un “no convinto e intransigente a qualsiasi forma di privatizzazione dell’azienda pubblica fino all’apertura di un contenzioso con l’amministrazione statale e la ‘chiamata a difesa’ delle Terme pubbliche delle popolazioni locali, in quanto è inconcepibile lo sfruttamento da parte di privati di beni comuni appartenenti esclusivamente alla comunità come le acque termali”.

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