Turismo in Puglia: a Salento e Gargano la parte del leone, ma il passo ora è più pesante

Delle sei mete della provincia di Lecce tra le prime quindici della regione, solo Melendugno con il segno più. Incrementi per Bari e la sua costa, Murge e Gravine. Alla Bit la Puglia punta sulla diversificazione

Una foto della Bit a Milano.

LECCE – Al terzo posto per numero di arrivi e al quinto per pernottamenti, Lecce nel 2018 si conferma nelle prime posizioni delle quindici destinazioni pugliesi più gettonate dai turisti, italiani e stranieri.

In un quadro regionale composito, con la domanda italiana stabile in termini di arrivi (più 0,2 per cento) ma in contrazione per quanto riguarda le permanenze (meno 2 per cento), sono i visitatori degli altri Paesi a a far registrare trend significativi: più 14 per cento per gli arrivi, più nove per le presenze. Rispetto al 2015, l'aumento in quattro anni è stato rispettivamente del 41,8 e del 32,5 per cento.

Questi incrementi, che in valore assoluto segnano un parziale avvicinamento agli standard delle regioni italiani con la maggiore vocazione turistica, rendono bene l’idea di quanto potenziale ancora ci sia da esplorare per la Puglia sui mercati esteri. Per avere un’idea concreta, basti pensare che gli arrivi internazionali nel mondo sono cresciuti nel 2018 del 6 per cento, arrivando a quota 1.4 miliardi.

Le aree territoriali: bene le outsider

La ricognizione dei dati offre una rappresentazione articolata: Salento, Gargano e Daunia, che insieme fanno la parte del leone con il 63 per cento delle presenze (il 53 degli arrivi), riportano comunque il segno meno rispetto al 2017 mentre cresce di tre decimali l'area della Magna Grecia, delle Murge e delle Gravine (fino 7,4 per cento), Bari e la sua costa passano dall'11,4 al 12,6 del totale, la Puglia imperiale si attesta al 3 per cento con quattro decimali in più sull'anno precedente, mentre per la Valle d'Itria vi è solo un decimale in più (4,1 per cento). Nel complesso le località salentine (tutte quelle censite) sommano il 29,5 per cento degli arrivi e il 34 per cento delle presenze (con un leggero calo rispetto al 2017). 

Le destinazioni: Vieste e Bari in cima

Bari è la destinazione che vanta il maggior numero di arrivi (445mila), con una tangibile crescita rispetto al 2017, mentre Vieste è la seconda (290mila), con un leggero calo. L’ordine si inverte se si contano i pernottamenti (presenze). In questo ambito, Ugento e Otranto, rispettivamente al terzo e quarto posto, superano Lecce: il capoluogo ha registrato 264mila arrivi e poco meno di 700mila presenze mentre la località ionica, con il suo litorale, vanta oltre 820mila presenze per 109mila arrivi; per Otranto sono invece 730mila le presenze e 148mila gli arrivi. Sempre per quanto riguarda le presenze, Gallipoli si attesta al nono posto con 494mila pernottamenti (111mila gli arrivi), Melendugno al decimo con 475mila pernottamenti e circa 78mila arrivi, Porto Cesareo al 14esimo con 342mila presenze e oltre 63mila arrivi.

Alla Bit su punta sulla diversificazione

In linea di massima emerge dunque da una parte una sorta di saturazione delle mete "classiche" nelle due estremità della regione, soprattutto considerando il turismo balneare, dall'altra una certa effervescenza di altre zone probabilmente più competitive in termini di rapporto qualità/prezzo. In termini reali, tra le prime quindici destinazioni pugliesi, crescono solo Bari, Fasano e Carovigno. Delle sei località salentine inserite nella classifica tutte registrano invece un calo sull'anno precedente, tranne Melendugno con le sue marine. 

Ecco perché la proposta complessiva che da oggi si presenta alla Borsa Italiana del Turismo, a Milano, vede una forte sottolineatura della diversificazione dell’offerta, con particolare attenzione al turismo enogastronomico che, dicono le indagini di settore, è una motivazione forte per gli italiani ma non ancora per gli stranieri. Lo slogan lanciato nel più importante appuntamento fieristico è dunque “La Puglia che non t’aspetti”, con l’obiettivo non solo di destagionalizzare, ma anche di diminuire la pressione che nei mesi estivi si concentra sulla tradizionali località balneari. Ed è una curiosità degna di menzione il fatto che nell’offerta per il periodo primaverile ci siano laboratori per la lavorazione della pietra leccese e la realizzazione delle luminarie e un fine settimana nei quartieri popolari di Lecce dove alcuni noti street artist hanno realizzato grandi murales.

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