Terzapagina. “Transcendence”: tra le intelligenze artificiali solo poche idee

Il film di esordio di Wally Pfister, con Johnny Depp e Morgan Freeman, non si mostra all'altezza delle aspettative create: sceneggiatura debole, ritmo lento in un misto di scienza, filosofia e religione senza grandi colpi d'ala

Dal web

Può un ottimo direttore della fotografia diventare un bravo regista? La risposta è ovviamente sì, perché niente è precluso a chi ha talento. Ma è anche vero che non sia necessario cambiare il proprio ruolo. Wally Pfister, dopo una lunga carriera e l’Oscar raggiunto nel 2011 con Inception, ha provato a cimentarsi nei panni di regista. Il suo esordio dietro alla macchina da presa è “Transcendence”, film che poteva contare su una importante campagna pubblicitaria e su un cast di primo livello, con attori del calibro di Johnny Deep e Morgan Freeman.

Eppure il risultato non è all’altezza delle aspettative. Colpa di un lungometraggio, giocato tutto sull’ambizione di unire l’abilità dell’innovazione col cinema di qualità, ma senza averne la forza. Alla fine è tutto un “vorrei, ma non ci riesco proprio”. La trama è semplice: Will Caster, uno scienziato ricercatore nel campo delle intelligenze artificiali, sta lavorando ad una macchina capace di comprendere e assimilare le emozioni umane, prima di venire ucciso da terroristi organizzati, spaventati dalle potenzialità della tecnologia. L’evoluzione porta la moglie dello scienziato, Evelyn (Rebecca Hall), con l’aiuto dell’amico Max Waters, a fare l’upload del cervello del marito in un computer, per salvarne la memoria e portarne avanti il progetto.

Ma quello che accade è l’attivazione di un sistema in espansione, che porta alla luce tutte le esasperazioni della fede nella tecnologia. La struttura narrativa finisce così per piegarsi ad un misto di scienza, filosofia e fanatismo religioso, senza trovare un genere definito: una storia debole che riecheggia di riferimenti “già sentiti” (l’energia bianca dei Visitors, solo per fare un esempio) e di un argomento tutt’altro che originale. Il film, nel suo ritmo lento, arricchisce la saga ciclica del catastrofismo cinematografico americano, ora orientato alla fine del mondo, ora all’attacco degli insetti o degli alieni, ora ai risvolti controversi dell’eccessiva tecnologia.

Noiosa risulta la ripetitività della tecnica del rallenty su alcuni dettagli, che rende alcune scene quasi degli estratti da documentario. Si salvano i luoghi e le ambientazioni, la scelta dei colori e delle luci, mentre la sceneggiatura perde man mano consistenza, regalando un finale slegato da tutto il resto, con una risoluzione mielosa e bonaria (dal sapore shakespeariano) giocata sulla riappacificazione tra virtuale e reale. Troppi i punti deboli che rendono “Transcendence” un’opera senza particolari colpi d’ala.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Si scontra con un'auto e vola dalla bici, grave un 11enne

  • Mistero a Nardò: dopo la cena con marito e figli scompare nel nulla

  • In acqua per fare snorkeling, annega mamma 44enne in vacanza

  • Malore mentre si trova in acqua: riportato a riva, ma ormai senza vita

  • Auto reimmatricolate in Italia con documenti falsi: un salentino nei guai

  • Paura sulla tangenziale: ragazza perde il controllo e finisce sul guardrail

Torna su
LeccePrima è in caricamento