"La sindone, storia e misteri”. Presentazione del libro di Emanuela Marinelli e Livio Zerbini

Torna nel Salento, e segnatamente in quel di Gallipoli, la professoressa Emanuela Marinelli, che si occupa da quarant'anni di indagare la reliquia più conosciuta e affascinante, quella della sacra Sindone. Martedì, 21 marzo, a partire dalle 18,30 presso la Confraternita del Ss.Crocifisso della città bella, sarà presentato il libro dal titolo "La Sindone-Storia e Misteri. L'indagine più completa mai realizzata".

Questo lavoro inedito, portato a termine da Manuela Marinelli, con l'aiuto dell'antichista professor Livio Zerbini dell'università di Ferrara e la "benedizione" del Cardinale Francesco Coccopalmerio, intende rappresentare lo stato dell'arte delle conoscenze internazionali sul Sacro Lino. Per la prima volta la storia della Sindone è completa, perché non solo l'autrice ci porta sul Golgota al seguito di Nicodemo e Giuseppe di Arimatea, l'ebreo facoltoso che, grazie alle sue ricchezze, fornì il lenzuolo funebre ovvero un panno bianco di lino pregiato probabilmente proveniente, scopriamo grazie all'autrice, dall'India, per rivivere il momento in cui la cristianità colloca la resurrezione. Non solo ripercorre le vicende della Sindone da quando entrò in possesso di Geoffroy I de Charny fino ai giorni nostri (passando per le mani dei Savoia, che lo custodirono dal 1453).

Non solo adombra l'affascinante ipotesi (finora poco dibattuta, ma qui molto ben circostanziata) che siano stati i Templari a farlo pervenire al signore delle terre di Lirey, appunto quel Geoffroy che fu il primo europeo indicato dalla storiografia come possessore della reliquia. Ma l'autrice dedica anche molta parte del volume a testi all'oggi totalmente inediti: le fonti islamiche che parlano del cosiddetto Mindîl. La Marinelli cita lo storico Ian Wilson il quale sostiene che il Mandylion (appunto dall'arabo Mindîl, fazzoletto), ovvero il panno con il volto di Cristo definito acheiropoietos e tetradiplon (quindi "non generato da mano d'uomo" e "raddoppiato quattro volte") sia nientemeno che la Sindone. Per completare il quadro l'interessantissima decostruzione della da