"La tana del polpo". In bilico fra finzione e realtà

Robertino Valentini si intravede nelle trame del suo racconto, tra narrativa e saggistica, e sembra sovrapporsi al vero protagonista. Un libro che lascia il segno

Lascia il segno quando lo leggi, come il getto sprigionato dal polpo quando si sente minacciato, e colora il mare di nero. E Robertino Valentini, autore de La tana del polpo, anch'esso abitante e amante dei luoghi marini del Salento, si intravede nelle trame del suo racconto, in bilico tra finzione e realtà, tra narrativa e saggistica.

Fortemente mimetico, Valentini, sembra sovrapporsi al vero protagonista, Alfredo Benedetti: "...un uomo tradito, un uomo che ripercorre le vicende della sua vita, tra fatti e misfatti, in un battito di ciglia, un istante che riassume ogni giorno della sua vita e, forse, di ogni vita", per usare le parole dell'autore stesso. Amore che divide e separa, non senza danni.

Le conversazioni accese dei personaggi e le liti narrate sembrano svolgersi davanti a chi legge. Colpiscono e lasciano il segno. Quando ho letto il libro mi ritrovavo i protagonisti nei sogni, di notte, con tutte le loro urla e la desolazione. Con la loro forza me li ritrovavo al risveglio, turbata, come se quelle persone le avessi conosciute veramente. Ma di certe esplosioni di coppia si condividono ogni affanno, probabilmente. Come codici universali sono rinoscibili tra le persone che si amano e si fanno anche del male.

Quello che un essere umano può fare ad un altro quasi non si può immaginare.
Come quel getto scuro, generato dalla paura, imprime l'anima e lascia il segno. Un turbamento perenne nelle nostre manifestazioni d'amore, così restiamo incapaci, quasi, d'amore verso l'altro.

E poi la luce del racconto è quella accecante del lembo di terra circondato da due mari. Illumina le cose più nostre ed una terra ricoscibile e fatta anche di drammaticità. Quella luce scolpisce le scene come in un film raccontato in pochi frame. E il dolore, quello pure è dipinto bene, eppure quasi non è nominato, ma di lui si avverte la presenza nei danni procurati. Presente nella follia dei gesti e delle parole, e del vento, dellu ientu.

Nella libertà ricercata e trovata, fatta a pezzi, danneggiata, pure lei. Nella follia e in certa solitudine vaga la libertà, il dolore, amici cari. Come in un film di Truffaut ho trovato la passione e l`odio d`amore, l`incidente procurato. Il bianco e nero, come nella copertina del libro. Tempesta d`acqua e sbattimento a riva di correnti e di disperazione di uomini marini; urlanti, annaspanti nella schiuma contro le rocce frastagliate del Salento.

Come un letto che risente di un'assenza e che a fatica lascia andare quel tepore. Come sacro stupore di verità è trattenuto, e non va via. Così il libro resta. Come certi ricordi, certi aloni, o come certe macchie d`inchiostro, che non vanno via.
La separazione crea sollievo e danno. La tana del polpo, edito da Maremmi Editori di Firenze, donerà parte del ricavato delle vendite all'Associazione "Padri Separati" di Roma.

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